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La lingua italiana è in difficoltà, non solo in Svizzera ma forse, prima di tutto, in Italia. Anche altre grandi lingue di cultura non se la passano bene, perché le regole del gioco sono cambiate con la lingua delle globalizzazioni. Di seguito una lista di spunti di segno diverso, fra luci e ombre, emersi finora nel ciclo di Coscienza Svizzera sulle alternative al «solo inglese». Poco importano le paternità, comunque rintracciabili in www.coscienzasvizzera.ch: si tratta di illustri personalità svizzere e italiane che hanno detto la loro per cercare di capire quel che sta succedendo e quel che si potrebbe, o dovrebbe, fare. La penultima citazione si riferisce a un ex ministro italiano dell'istruzione; l'ultima è di un'immunologa di fama, accademica della Crusca. Ecco la lista.
Agli alti livelli dell'amministrazione federale l'italiano è più diffuso di quanto si pensi.
Bisogna battersi affinché i dirigenti delle istituzioni nazionali svizzere sappiano almeno capire l'italiano.
Vi è una nuova immigrazione italofona di qualità nelle università e nei politecnici svizzeri.
L'inglese non durerà a lungo: siamo in presenza di una «rotazione di egemonia linguistica», l'egemonia americana ha i decenni contati.
L’imperialismo abrasivo erode gradualmente l'attaccamento dei parlanti autoctoni per la loro lingua, sostituita con frammenti di altri idiomi. L'inglese è in posizione privilegiata quando si tratta di negoziare e nei conflitti, ma questo privilegio non è mai stato misurato.
Bisogna sfruttare l'affinità fra le lingue romanze: l'italiano può consolidarsi con l’effetto della trazione di spagnolo e francese.
Il multilinguismo deve essere favorito presso le persone tramite leggi, perché si tratta di una diversità buona come per l’ambiente.
È essenziale mantenere la diversità linguistica nell'etichettatura dei prodotti.
Il plurilinguismo serve per affermare anche la propria lingua, se no ognuno se ne sta sulle proprie barricate. Bisogna utilizzare le acquisizioni recenti in psicologia e neurolinguistica, mostrando i legami fra creatività e multilinguismo. I nemici più agguerriti della lingua italiana sono dentro casa.
Ci siamo completamente arresi all'americano, vi è una resa da parte degli italiani con l'assorbimento non necessario di anglicismi.
Lo scarso attaccamento, la scarsa fedeltà degli italiani nei confronti della propria lingua è un fenomeno serissimo e gravissimo.
Bisogna fruttare la forza insita nella lingua italiana in domini come la letteratura, l'architettura, il design ... L'italiano è la lingua della chiesa e dell'alimentazione.
Il fallimento del progetto educativo in Italia è sottovalutato; gli italiani non conoscono l'italiano come dovrebbero.
La cultura digitale è un fenomeno disgregativo: aumenta la quantità di scrittura, ma non accresce il grado di accuratezza linguistica del prodotto. Vi è un’adesione strisciante all'inglese. Prima il lessico, poi altro. Perché «default» per «bancarotta»? Per addolcire, edulcorare, nascondere la verità!
I neuroni specchio sono nati in Italia e sono facilmente traducibili («mirror neurons»). Perché allora certi giovani ricercatori dicono «neuroni mirror»? La parola si impoverisce e diventa una specie di sigla, l'etichetta inglese quasi nobilita quello che dicono, ma si sacrifica la metafora, che potrebbe essere produttiva.
Sarebbe tragico per tutti parlare bene in inglese e non avere più niente da dire.
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