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Maarten Janssen, 2014-
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IN QUALI LINGUE SI INSEGNA NELLE UNIVERSITÀ EUROPEE
Language column
Plurilingua
Author
Carla Marello
Date
31
ottobre
2014
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[1]
In
Europa
ci
sono
25
milioni
di
persone
che
non
hanno
come
lingua
madre
una
lingua
di
un
Paese
dell’
Unione
europea
(
5
milioni
di
arabofoni
,
3
milioni
che
parlano
turco
,
1
milione
di
parlanti
cinese
e
1
milione
di
parlanti
russo
)
.
[2]
Eppure
sembra
che
i
governi
dei
Paesi
dell'
Unione
e
soprattutto
i
responsabili
dell'
internazionalizzazione
nelle
università
europee
intendano
internazionalizzare
unicamente
facendo
corsi
in
inglese
.
[3]
È
la
conclusione
a
cui
si
giunge
dopo
aver
ascoltato
la
ventina
di
relatori
che
il
27
e
28
settembre
2014
a
Firenze
presso
l'
Accademia
della
Crusca
hanno
animato
il
dodicesimo
convegno
internazionale
della
Federazione
Europea
delle
Istituzioni
Linguistiche
Nazionali
,
acronimo
EFNIL
,
a
partire
dall'
inglese
European
Federation
of
National
Institutions
for
Language
.
[4]
Fondata
undici
anni
fa
a
Stoccolma
,
EFNIL
comprende
oggi
37
istituzioni
dei
30
Paesi
europei
dall'
Islanda
alla
Lettonia
,
dalla
Norvegia
a
Cipro
.
[5]
I
relatori
che
hanno
affrontato
il
tema
delle
lingue
nell'
insegnamento
universitario
e
nella
ricerca
scientifica
hanno
tracciato
un
quadro
preoccupante
per
quanto
concerne
il
mantenimento
delle
23
lingue
ufficiali
dei
27
Paesi
membri
dell'
UE
nell'
insegnamento
universitario
degli
ultimi
anni
della
formazione
e
del
dottorato
.
[6]
Negli
studi
umanistici
le
lingue
nazionali
e
lingue
di
cultura
come
francese
e
tedesco
hanno
ancora
un
po'
di
spazio
,
ma
nella
didattica
e
nella
ricerca
[7]
delle
scienze
cosiddette
dure
le
pubblicazioni
non
in
inglese
sono
diminuite
in
modo
impressionante
negli
ultimi
anni
,
come
ha
mostrato
Ulrich
Ammon
dell'
Università
di
Duisburg
.
[8]
Cecilia
Robustelli
parlando
degli
atenei
italiani
ha
sottolineato
come
i
corsi
magistrali
in
inglese
stiano
più
che
raddoppiando
sull'
onda
degli
incentivi
dati
dal
Ministero
.
[9]
Rita
Librandi
dell’
Università
di
Napoli
,
ricordando
come
l'
italiano
e
le
altre
lingue
nazionali
abbiano
«
rotto
»
la
comunità
di
dotti
che
usava
il
latino
,
ha
sottolineato
come
è
improprio
paragonare
l'
attuale
egemonia
dell'
inglese
all'
egemonia
del
latino
nelle
università
del
Rinascimento
e
dei
due
secoli
successivi
.
[10]
Il
latino
era
la
lingua
dei
dotti
e
non
era
la
lingua
madre
di
nessuno
.
[11]
Così
non
si
può
dire
dell'
inglese
.
[12]
François
Grin
,
dell’
Università
di
Ginevra
,
ha
ricordato
come
il
fatto
che
l’
English
as
Lingua
Franca
sia
diverso
dall'
English
as
a
Foreign
language
non
basta
certo
a
compensare
i
maggiori
sforzi
che
tutti
i
non
anglofoni
devono
fare
per
imparare
a
capire
e
parlare
una
lingua
diversa
dalla
loro
lingua
madre
.
[13]
Per
diminuire
questo
sforzo
in
età
adulta
si
punta
all'
insegnamento
intensivo
dell’
inglese
già
nella
scuola
primaria
e
all’
insegnamento
di
materie
,
soprattutto
scientifiche
,
in
inglese
già
a
partire
dalla
scuola
secondaria
inferiore
.
[14]
Questo
faciliterà
l’
apprendimento
dell’
inglese
ma
favorirà
anche
il
domain
los
s
,
la
perte
de
domaine
,
l’
impossibilità
di
parlare
e
scrivere
di
un
argomento
nella
propria
lingua
madre
,
perché
da
tempo
nessuno
lo
fa
più
,
non
c’
è
la
terminologia
e
ci
si
convince
che
la
propria
lingua
non
è
adatta
per
parlare
di
argomenti
scientifici
.
[15]
È
quello
che
è
successo
ai
dialetti
italiani
.
[16]
Bisognerebbe
invece
mantenere
una
parte
del
discorso
scientifico
nella
lingua
nazionale
,
non
foss'
altro
che
per
riuscire
a
comunicare
con
la
società
.
[17]
I
relatori
del
convegno
fiorentino
parlavano
di
fronte
ad
un
cartellone
che
recitava
«
Your
language
is
our
heritage
»
.
[18]
Nobili
parole
,
ma
stiamo
attenti
ai
falsi
amici
:
heritage
non
è
l'
eredita
lasciata
da
chi
muore
.
[19]
È
piuttosto
il
retaggio
,
la
ricchezza
delle
molte
lingue
d'
Europa
che
va
vivificato
,
non
mortificato
.
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