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Cambia l'italiano ma anche il nostro modo di vivere

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 15 dicembre 2014
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page28
Column-


[1]
Quando si parla della lingua che cambia, di solito, si ricordano per prima cosa i neologismi, veri o presunti.
[2]
Per esempio: «industrianato», «dis-rappresentativo», «panflazione» (l'inflazione delle cose), i frutti ibridi (e temibili), come la «cilegugna» (ciliegia + prugna) e la «prugnocca» (prugna + albicocca); non si dimenticano le collisioni, per lo più effimere, come «popolinfesta» e «pizzobisteccheria»; magari si cita la pubblicità: «Godosamente Smart / Goditi il tuo smartphone con Vodafone».
[3]
Qualcuno ricorda espressioni, non nuove, ma attivamente circolanti: «mettere paletti», «metterci la faccia», le quali si aggiungono al sindacalese «mettere al centro» e al rassicurante
[4]
«mettere in sicurezza» Ma alla larga dalle scempiaggini!
[5]
Siano acronimi repellenti, come «la nuova lady Pesc» (la titolare del ministero della «politica estera e sicurezza comune» dell'Unione europea), siano supponenti burocratismi: «non abbiamo evidenze di progettualità terroristiche specifiche» (annuncio ministeriale).
[6]
Quanto alla sintassi, imperversano nella stampa forme di iperparlato: «Quelli che l'euro no» (copertina dell'Espresso del 30-3-2014).
[7]
La cosiddetta interrogativa «con due fuochi» sarebbe per alcuni linguisti un fenomeno del tutto marginale; eppure a ogni piè sospinto la stampa ci offre frasi come: «Qui da un lato c'è da stabilire chi fa che cosa per distruggere l'ISIS», «bisogna fare i nomi, dicendo chi ha sponsorizzato chi», «bisogna vedere chi ha salvato chi».
[8]
Non dimentichiamo i significati che cambiano: cioè la semantica, settore in continuo movimento.
[9]
Stefano Bartezzaghi (L'Espresso del 28-8-2014, p. 127) ha registrato la frase seguente rivolta da un padre al figlio, che stava scivolando sulle scale: «Ma insomma, te lo dico sempre: leggi un po' le situazioni».
[10]
Già, «leggere»: «te lo leggo negli occhi», «ti leggo la mano», il «lettore di Cd-Rom», l'allenatore, capace di «leggere la partita».
[11]
Quante cose «si leggono», per traslato.
[12]
Ma non basta.
[13]
Sfogliando i giornali m'imbatto in traslati più o meno appropriati, più o meno simpatici: «il linguaggio della moda e coniugato in abiti», «Luca Cordero di Montezemolo scende dalla Ferrari ma rimane a bordo di Italo», «Le assunzioni si tingono di verde» (si tratta di esperti di green economy), «La sete di ingegneri parla tedesco» (la Bosch assume personale).
[14]
Non va trascurato un fenomeno generale, non propriamente linguistico, ma tale da condizionare in un prossimo futuro gli usi della lingua.
[15]
«Soli, sempre connessi / ma liberi di scegliere» e il titolo di un'intervista rilasciata qualche mese fa da Carlo Freccero.
[16]
Vi si descrive la situazione degli utenti della lingua (un tempo si diceva «parlanti»), soprattutto giovani e giovanissimi, i quali oggi digitano e twittano e comunicano con la lingua assai meno rispetto al passato.
[17]
Da qualche tempo a questa parte la televisione ha un pubblico che sta invecchiando con lei: i giovani la scoprono perché e arrivata sull'iPad: rappresenta un nuovo contenuto fruibile insieme alla musica e ai filmati.
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I PC e i telefoni mobili sono consultabili ovunque, anche nei momenti morti.
[19]
L'orologio e scomparso: tanto l'ora la si vede sul cellulare; «la Tv generalista e stata un grande orologio sociale di un'epoca in cui le giornate erano organizzate per fasce orarie»; ma ora gli orari di lavoro risultano «destrutturati»; non esiste più un «palinsesto», non esistono più «tipi di testo» definiti.
[20]
Siamo sempre più isolati e, proprio per questo, siamo eternamente connessi ai media che ci permettono (in qualche modo) di socializzare.
[21]
I linguisti che studiano l'italiano di oggi dovrebbero riflettere di più su questi fatti.

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