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Dare valore di scambio alla propria lingua

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 19 ottobre 2013
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Pagep.29
Column-


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Valorizzare la propria lingua dovrebbe essere normale, eppure molti non lo fanno per i più svariati motivi: per la voglia di esercitare o di sfoggiare sistematicamente la propria conoscenza delle altre lingue, per amore delle altre culture, per snobismo, per gentilezza, per servilismo ecc.
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Naturalmente le lingue più forti non hanno bisogno di troppo impegno da parte dei loro locutori, visto che spesso sono gli altri ad adattarsi senza batter ciglio.
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Il tema è delicato perché, in un mondo globalizzato, una lingua veicolare è essenziale.
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Che questa sia oggi l'inglese (l'angloamericano) è buona cosa anche per l'italiano e le lingue romanze, vista la forte componente lessicale neolatina di questa lingua.
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Proviamo per un attimo ad immaginare il cinese al posto dell'inglese e ci ritroveremmo in men che non si dica alla «periferia dell'impero».
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In ogni caso oggi, al di delle innegabili opportunità offerte dall'inglese lingua veicolare, tutte le lingue di cultura si stanno in un certo senso riposizionando (ridimensionando...) e l'italiano non fa eccezione.
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La nostra lingua lo deve pero fare in un momento di debolezza, poiché l'immagine della lingua italiana pare negli ultimi tempi abbastanza appannata.
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Per riflettere sul ruolo dell'italiano nel contesto globale (ma anche in Europa e in Svizzera) Coscienza Svizzera organizza il prossimo sabato 23 novembre alla biblioteca cantonale di Lugano un incontro sul tema «Dare valore di scambio alla propria lingua nell'epoca delle globalizzazioni».
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Dal quale per esempio, secondo Claudio Giovanardi (Università di Roma 3), emergerà che l'italiano non se la passa troppo male, anzi!
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E a suffragare questa posizione, Giovanardi parlerà della sua recente ricerca (con Pietro Trifone) su «L'italiano nel mondo» (Carocci, giugno 2012).
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Fra i partecipanti al convegno vi sarà anche Raffaele Simone, oltre che linguista di vaglia pamphlettista arguto e impietoso nei confronti di certi usi e costumi italiani («L'università dei tre tradimenti», «Il paese del pressappoco», Laterza 2000 e Garzanti 2005), che a Lugano rifletterà su «Quali conquiste per una lingua senza impero».
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Claudio Marazzini (Università del Piemonte Orientale), affermato storico della lingua, parlerà invece dell'italiano nell’«impero» del web, proponendo in anteprima alcune riflessioni sul tema, contenute in una nuovissima appendice, non ancora uscita, del suo fortunato «Da Dante alla lingua selvaggia» (Carocci, 2009).
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Immunologa, e quindi discosta dalla comunità dei linguisti, è invece Maria Luisa Villa, che forse proprio per questa ragione è riuscita a scrivere un libro eccentrico e disincantato, oltre che incisivo e brillante, come «L'inglese non basta» (Bruno Mondadori, marzo 2013), di cui renderà conto alla luce del dibattito da esso suscitato.
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Concluderà la mattinata, che inizierà alle 9.
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30, Mauro Dell'Ambrogio, grand commis di Stato svizzero, che sul fronte della ricerca, e non solo, ben conosce il valore delle lingue.
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La sua testimonianza («Le lingue nell'amministrazione federale: esperienze») sarà preziosa e sicuramente improntata ad un sano pragmatismo elvetico.
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Quanto, e se, questo pragmatismo possa essere plurilingue e comprendere anche l'italiano ce lo dirà lui stesso.
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In ogni caso ci sarà da discutere davvero, peraltro in omaggio al titolo del ciclo di cui questo incontro fa parte: «Alternative al solo inglese": discutiamone!"».

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