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PERCHÉ CONVIENE PROMUOVERE L'ITALIANO E IL MULTILINGUISMO

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 04 febbraio 2013


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L’italiano in Svizzera per un secolo ha spesso guardato verso Sud con l'inevitabile nostalgia di casa: dalla prima immigrazione legata ai trafori ferroviari iniziati a fine Ottocento alla massiccia immigrazione del secondo dopoguerra, ben impersonata dal Gastarbeiter («lavoratore ospite») Giovanni Garofoli (Nino Manfredi) in «Pane e cioccolata», noto film di Franco Brusati del 1973. Ma il Garofoli, che alla fine del film rinuncia sorprendentemente a tornare in Italia e decide di rimanere in Svizzera per continuare la sua dura battaglia di emancipazione, non immaginava certo che gli italiani in Svizzera, in una generazione, sarebbero idealmente «diventati biondi». Così come lui aveva fatto un po' goffamente colorandosi i baffi e i capelli nella vana speranza di ingraziarsi la poco ospitale Berna degli anni Settanta. «Diventare biondi» (senza tingersi) significa essere ben accettati e integrati, come è accaduto progressivamente a partire da quegli anni del secolo scorso a tantissimi italiani in Svizzera.

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Da notare che proprio a partire da questa storia di successo, i numeri assoluti e le percentuali degli italofoni in Svizzera sono cominciati a diminuire per molteplici ragioni. In pratica dal picco del milione di italofoni (compresi gli italofoni del Canton Ticino e del Canton Grigioni) nel 1970 (11.9% della popolazione) si è passati al mezzo milione di oggi.

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È quindi opportuno ribadire che negli ultimi quarant’anni la percentuale degli italofoni in Svizzera, secondo i censimenti, si è dimezzata, dapprima fino al 6.5% del 2000 e in seguito fino a un ipotetico valore tra il 5 e il 6% per i giorni nostri. L'imprecisione di quest'ultimo dato è dovuta alle nuove modalità introdotte dal 2010 per i censimenti, che purtroppo rendono per molti versi ardui, se non impossibili, i confronti con i rilevamenti precedenti. Basterebbe a questo proposito segnalare che per la prima volta nel censimento strutturale del 2010 è stata consentita la scelta di più «lingue principali» (fino a tre), mentre prima vi era un'unica scelta obbligata. In ogni caso questa integrazione italofona qualitativamente riuscita oltre San Gottardo, seppure quantitativamente in netto calo per tante ragioni di varia natura che andranno approfondite, va valutata nell’ambito di un contesto globale delle lingue profondamente mutato a causa dell’avvento pervasivo delle nuove tecnologie.

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La globalizzazione, che si è imposta da poco più di vent’anni, ha di fatto ridistribuito le carte pure per quanto riguarda la forza e il valore economico delle lingue. Proprio per questa ragione il piccolo ma avanzato laboratorio plurilingue elvetico, con i suoi collaudati equilibri rimessi pero fortemente in discussione negli ultimi tempi, può essere utilizzato per riflettere non solo sulle condizioni della lingua italiana in Svizzera, ma anche per cercare di capire meglio certe dinamiche della lingua italiana in Europa e nel mondo.

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A questo proposito Coscienza Svizzera, nell'ambito del ciclo «Alternative al solo inglese": discutiamone!», ha previsto per il 23 febbraio un incontro con Michele Gazzola, giovane e brillante ricercatore, dottore di ricerca in «Gestione della comunicazione multilingue» dell'Università di Ginevra.

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Il titolo è «tutto un programma» che vale la pena di seguire: «Giustizia linguistica e politiche linguistiche: perché conviene promuovere l'italiano e il multilinguismo».


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