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Come schizzare al primo posto in classifica

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 17 dicembre 2013
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page30
Column-


[1]
Si può blindare il ministro, traghettare il governo, schizzare al primo posto della classifica, schiacciarsi sul presente?
[2]
, si può, almeno secondo il linguaggio dei media che leggiamo, ascoltiamo e commentiamo ogni giorno.
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Sono incontri di parole, ognuna delle quali un tempo seguiva strade diverse e ora (o meglio negli ultimi anni) convivono, un po forzatamente, ma convivono.
[4]
È un fatto che quando si tratta di neologismi ci riferiamo quasi sempre a semplici unità e quasi mai a insiemi di parole.
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Eppure gli insiemi di parole, le loro combinazioni costituiscono un fenomeno molto importante che andrebbe tenuto nella dovuta considerazione.
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I linguisti parlano a tale proposito di «collocazioni», un anglismo che alcuni vorrebbero sostituire, appunto, con «combinazioni».
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Ma l'anglismo è stato già battezzato nel recente Dizionario delle collocazioni.
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La combinazione delle parole in italiano di Paola Tiberi (Bologna, Zanichelli 2013).
[9]
Questo volume fa un utile servizio alla nostra lingua, anche se si occupa per lo più di convivenze di vocaboli già affermatesi da tempo, trascurando i nuovi incontri (talvolta bizzarri, ma sempre interessanti).
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Il che è anche comprensibile perché le novità fanno venire l'acquolina in bocca ai linguisti, mentre l'autore di un dizionario rimane piuttosto indifferente.
[11]
Nel bene e nel male, questi incontri rappresentano il dinamismo di una lingua.
[12]
Mi spiego con un esempio.
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Nel «Corriere della sera» del 4 novembre ho letto la seguente frase: «Si è scatenata l’ira funesta di Anna Oxa che ha fatto schizzare il programma di Rai 1 condotto da Milly Carlucci al terzo posto dei trend topic di Twitter».
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La frase non potrebbe essere più dinamica: è chiara, colpisce l’immaginazione del lettore.
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Perbacco, un programma che schizza non si era mai visto sentito, con o senza Anna Oxa.
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Alla voce «schizzare», il dizionario ci ricorda che, oltre all’acqua e allo spumante, è la molla che schizza.
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E, con significati più o meno metaforici, anche un umano schizza fuori dal letto, fuori dall’auto, fuori di casa; se le circostanze lo impongono, schizza su (imbestialito, rosso di rabbia).
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Una vecchia conoscenza e il riflessivo schizzarsi: «Mi sono schizzato d'inchiostro», con l'olio, con il sugo, con il fango.
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Qualcuno schizza veleno, qualcun altro schizza odio dagli occhi, qualcun altro (per fortuna) schizza salute da tutti i pori.
[20]
Il pittore schizza un ritratto, un paesaggio, cioè lo disegna a tratti rapidi, sommari.
[21]
I giovani ignorano molte di queste espressioni metaforiche o, se le conoscono, le snobbano volentieri.
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Nel correggere elaborati scolastici gli insegnanti si accorgono facilmente che esistono modi di dire da giovani e modi dire da vecchi.
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Bella scoperta! mormorerà il lettore: la lingua si rinnova, è naturale che ci siano cose giovani e cose vecchie!
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Rispondo: ai giorni nostri si perde più di quello che si acquista.
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Si perde lusato sicuro e si acquistano stereotipi sempliciotti e scoloriti.
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Volete degli esempi?
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Eccoli.
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L’anziano dirà: «Schiaccio un pisolino»; il giovane: «Mi faccio una dormita»; l’anziano: «Non fare di tutta l’erba un fascio», il giovane: «Non mettere tutto nel frullatore»; l’anziano: «Ho avuto l'assenso di X.», il giovane: «Ho incassato il X»; l’anziano: «Non decidere d’istinto, senza riflettere», «Non sperperare i tuoi risparmi», il giovane: «Non ragionare con la pancia», «Non usare i risparmi come un bancomat».
[29]
Insomma c’è un Paese da giovani e un Paese da vecchi.

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