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Grillini grillismo grilletto grillo parlante

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 06 aprile 2013
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page29
Column-


[1]
Non ci sono dubbi.
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Per la nostra lingua le elezioni politiche sono un esame, con il quale avviene un confronto con situazioni reali (talvolta anche irreali).
[3]
Ecco alcune cose ripetute dai media: il boom di Grillo, lo tsunami Grillo (tratto dallo tsunami tour del padre del movimento), il grillo parlante, i grillini, il grillismo, il grilletto (facile gioco di parole), ingrillato, detto di Bersani.
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Il solito inciucio è presentato in mille salse; ci sono le solite prove di dialogo (i pontieri che fanno la spola tra Bersani e Grillo) e i soliti identikit delle future cariche.
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Le abusatissime formule fanno tristezza: governissimo, governo tecnico, del presidente, di scopo, a geometria variabile.
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Come sempre, c’è qualcuno che manda segnali, qualcuno che insorge ed è sul piede di guerra.
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Tutte cose viste e straviste.
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In parte nuovi sono forse il vigore e il riposizionamento, l'inattesa importanza del primo e l'inattesa esigenza del secondo sono riconosciuti da Giuseppe De Rita nel «Corriere della sera» del 4: Tutto si è mosso in queste settimane sulla forza ostentata nei gesti e nelle parole (dai leader al Papa).
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Ma il giornalismo politico non è fatto soltanto di parole.
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È fatto anche (o soprattutto) di atteggiamenti.
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Come esempi prendiamo tre articoli di «Repubblica», apparsi negli ultimi giorni: i primi due sono divagazioni, il terzo è un contributo alla discussione.
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Primo articolo: Grillo è genovese?
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E allora ecco che Genova diventa «il laboratorio vincente, la polis che non è provincia, la patria bellissima delle personalità dilatate che acchiappano il mondo ma si ritrovano nel dialetto, la città che subentra a Milano».
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La quale è definita «una scintillante metropoli preannunciata da boari puzzolenti di letame vaccino, una citta internazionale che trasuda la ruralità padana egoista e razzista, il celodurismo che si rivela gelatina».
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È giornalismo serio questo?
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Direi proprio di no.
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Nel secondo articolo scende in campo Freud: «Destra e sinistra sotto il peso di Edipo» Il padre (Bersani) non ha voluto lasciare il posto al figlio (Renzi).
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Questi ha sbandierato lo slogan della rottamazione e i vecchi hanno reagito con il controslogan dell' «usato sicuro».
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Conclusione: «la dialettica edipica può incancrenirsi in una rivendicazione sterile».
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E Berlusconi?
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Berlusconi è il padre-adolescente, un padre-ragazzo che parla, si esprime e si veste come fanno i suoi figli.
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E così via, sproloquiando ...
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Mi chiedo se simili esibizioni giovino a comprendere la situazione politica.
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Probabilmente rinfrescano un sentire comune psicanalitico, fanno sentire colti (o quasi) un certo numero di lettori.
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Abbiamo visto due prodotti del politainment (politics + entertainment), un tipo di prosa che ravviva la cronaca politica col divertimento, con la finta cultura e con punte sensazionalistiche.
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Terzo articolo: «L'illusione democratica del Sovrano online» di Umberto Eco.
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Qui bisogna fare il nome.
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Le battute non mancano (si parla, tra l'altro, di politici che svaccano), ma vi sono affondi precisi.
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Nel partito di Grillo le decisioni non vengono prese dal popolo sovrano ma da un'aristocrazia di blogghisti.
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E ancora: ««questa è l'impasse del grillismo che deve scegliere tra democrazia parlamentare, che esiste e che lui ha accettato partecipando alle elezioni, e agorà che non esiste più o non ancora».
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Si dicono cose, non si fanno chiacchiere.
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Così si dovrebbe fare, soprattutto nei momenti difficili.

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