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TROPPI ANGLISMI TRA LE «NEW ENTRY» DEI VOCABOLARI ITALIANI

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 02 ottobre 2013
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page28
Column-


[1]
Chi l'avrebbe detto?
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Le «new entry» sono le ultime parole entrate in un vocabolario della lingua italiana.
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Un tempo si parlava di «vocaboli nuovi», di «nuove entrate del vocabolario», di «neologismi».
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Ora sembra prevalere l’invariabile «new entry» (singolare e plurale).
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Una vecchia conoscenza, a dire il vero, un anglismo in affanno, si direbbe.
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Da tempo immemorabile la «new entry» è il disco o la canzone che entra nella classifica dei maggiori successi.
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In seguito anche la persona, il libro, l’azienda ecc., entrati impetuosamente nel circuito della notorietà sono diventati «new entry».
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Nella televisione le «new entry» al maschile o al femminile sono i nuovi attori o attrici, che entrano nel cosiddetto «palinsesto».
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Ma perché usare questo brutto anglismo per visitare nel mondo delle parole?
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Un po’ di rispetto, prego, per la nostra lingua.
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Verrebbe voglia di dire.
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Imperturbabile, invece, la giornalista parla di «new entry» del Vocabolario Zingarelli 2014 («La Repubblica» del 12 settembre).
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E allora vediamole insieme queste «new entry».
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La prima, «adultescente» colpisce come un pugno allo stomaco.
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È bruttissima e non è nuova: circola dalla fine degli anni Novanta.
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Per indicare «la persona tra i venti e i trent’anni le cui condizioni di vita e la cui mentalità sono considerate simili a quelle di un adolescente» la mancanza di fantasia si nasconde dietro la parola-macedonia, il blend: «adultescent» (adult + adolescent) o «kidult (kid + adult). Torniamo in fretta al nostro «bamboccione» comprensibilissimo ed espressivo, eticamente valido, anche se (forse) politicamente poco corretto.
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Tra le 1.
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500 «new entry» dello Zingarelli incontriamo «bling bling» (sempre dagli USA), ma siamo sicuri che sia un buon acquisto? non bastano i nostri «pacchianata», «cafoneria», «cafonaggine»?
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Lo stress, d’ora in poi, si distingue in «eustress» o stress positivo e in «distress» o stress negativo.
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Immagino che, di conseguenza, ci saranno gli «eustressati» e i «distressati».
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A dire il vero, questi termini sono stati proposti dall’endocrinologo Hans Selye negli anni Settanta del secolo scorso: quindi proprio «new entry» non sono.
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Veniamo al «cancelletto» (della tastiera del telefono o del computer); questa simpatica invenzione linguistica appare ora minacciata da un ostico scorbutico «hashtag» che indica la parola o la frase preceduta dal suddetto carattere".
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La parola che segna uno dei più bassi livelli di noncuranza linguistica e probabilmente «riproteggere»: «nell’aviazione civile, collocare su un altro volo il passeggero che si è visto cancellato il proprio volo».
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Forse bastava il nostro «ricollocare», verbo chiarissimo a ogni italiano.
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Tanto più che navigando in Internet ci si rende facilmente conto che il verbo «to reprotect» non è chiarissimo neppure agli anglofoni.
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Infatti un passeggero di una compagnia aerea d’oltreoceano si chiede: «What the heck is a reprotect?».
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Che diavolo è un riprotetto?
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«It's OK; It's a reprotect. It's a what?».
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E allora?
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Allora facciamola finita con queste ridicolaggini.
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Smettiamola di accattare anglismi a occhi chiusi, tanto per far numero.
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Contentiamoci dell’«archeoturismo», del «calpestabile» (arcaico neologismo), dell'altrettanto vetusto «rosicone».
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Salutiamo il notissimo «rottamatore» (di recente anche in versione femminile), appassionamoci alla ben nota «videointervista» e se proprio non se ne può fare a meno sorridiamo alla «zoccolaggine», neologismo (?) che certamente non ha bisogno di spiegazioni.

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