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TROPPI ANGLISMI TRA LE «NEW ENTRY» DEI VOCABOLARI ITALIANI

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 02 ottobre 2013


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Chi l'avrebbe detto? Le «new entry» sono le ultime parole entrate in un vocabolario della lingua italiana. Un tempo si parlava di «vocaboli nuovi», di «nuove entrate del vocabolario», di «neologismi».

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Ora sembra prevalere l’invariabile «new entry» (singolare e plurale). Una vecchia conoscenza, a dire il vero, un anglismo in affanno, si direbbe. Da tempo immemorabile la «new entry» è il disco o la canzone che entra nella classifica dei maggiori successi. In seguito anche la persona, il libro, l’azienda ecc., entrati impetuosamente nel circuito della notorietà sono diventati «new entry».

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Nella televisione le «new entry» al maschile o al femminile sono i nuovi attori o attrici, che entrano nel cosiddetto «palinsesto».

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Ma perché usare questo brutto anglismo per visitare nel mondo delle parole? Un po’ di rispetto, prego, per la nostra lingua. Verrebbe voglia di dire. Imperturbabile, invece, la giornalista parla di «new entry» del Vocabolario Zingarelli 2014 («La Repubblica» del 12 settembre).

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E allora vediamole insieme queste «new entry». La prima, «adultescente» colpisce come un pugno allo stomaco. È bruttissima e non è nuova: circola dalla fine degli anni Novanta. Per indicare «la persona tra i venti e i trent’anni le cui condizioni di vita e la cui mentalità sono considerate simili a quelle di un adolescente» la mancanza di fantasia si nasconde dietro la parola-macedonia, il blend: «adultescent» (adult + adolescent) o «kidult (kid + adult). Torniamo in fretta al nostro «bamboccione» comprensibilissimo ed espressivo, eticamente valido, anche se (forse) politicamente poco corretto.

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Tra le 1.500 «new entry» dello Zingarelli incontriamo «bling bling» (sempre dagli USA), ma siamo sicuri che sia un buon acquisto? non bastano i nostri «pacchianata», «cafoneria», «cafonaggine»?

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Lo stress, d’ora in poi, si distingue in «eustress» o stress positivo e in «distress» o stress negativo. Immagino che, di conseguenza, ci saranno gli «eustressati» e i «distressati». A dire il vero, questi termini sono stati proposti dall’endocrinologo Hans Selye negli anni Settanta del secolo scorso: quindi proprio «new entry» non sono. Veniamo al «cancelletto» (della tastiera del telefono o del computer); questa simpatica invenzione linguistica appare ora minacciata da un ostico scorbutico «hashtag» che indica la parola o la frase preceduta dal suddetto carattere".

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La parola che segna uno dei più bassi livelli di noncuranza linguistica e probabilmente «riproteggere»: «nell’aviazione civile, collocare su un altro volo il passeggero che si è visto cancellato il proprio volo». Forse bastava il nostro «ricollocare», verbo chiarissimo a ogni italiano. Tanto più che navigando in Internet ci si rende facilmente conto che il verbo «to reprotect» non è chiarissimo neppure agli anglofoni. Infatti un passeggero di una compagnia aerea d’oltreoceano si chiede: «What the heck is a reprotect?». Che diavolo è un riprotetto? «It's OK; It's a reprotect. It's a what?». E allora? Allora facciamola finita con queste ridicolaggini. Smettiamola di accattare anglismi a occhi chiusi, tanto per far numero.

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Contentiamoci dell’«archeoturismo», del «calpestabile» (arcaico neologismo), dell'altrettanto vetusto «rosicone». Salutiamo il notissimo «rottamatore» (di recente anche in versione femminile), appassionamoci alla ben nota «videointervista» e se proprio non se ne può fare a meno sorridiamo alla «zoccolaggine», neologismo (?) che certamente non ha bisogno di spiegazioni.


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