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QUALI ALTERNATIVE AL «SOLO INGLESE»?

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 20 novembre 2012


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Tutte le lingue sono in difficoltà di fronte alla massiccia diffusione dell'inglese.
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A questo proposito c'è chi si accontenta di rilevare che la globalizzazione necessità di una sua lingua dominante, e tanto meglio se si tratta dell'inglese, lingua «quasi romanza» con più della metà del suo lessico (specialmente ai «piani alti») di derivazione latina e/o francese.
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Proviamo ad immaginare per un momento se la lingua della globalizzazione fosse, o diventasse, il cinese: per tutta l'Europa, e non solo, sarebbe evidentemente una bel problema.
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Imparare il cinese con successo richiederebbe infatti sforzi di gran lunga maggiori, rispetto a quanto si investe oggi a tutti i livelli per imparare l'inglese.
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Quindi l'inglese «lingua globale», «lingua veicolare» o «lingua segretariale» che dir si voglia (ma non «lingua franca», poiché evidentemente non super partes), va visto anche come una grande opportunità.
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Ma la posta in gioco è più complicata e per questa ragione Coscienza Svizzera ha deciso di lanciare un ciclo di incontri per interrogarsi sulle alternative al «solo inglese», ovvero a quell'English-Only che sta permeando di una lunga serie di domini linguistici: dalla letteratura scientifica rivolta alle élites alla programmazione televisiva di massa.
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Il primo relatore del ciclo, il 15 dicembre prossimo a Lugano, sarà Emanuele Banfi, attuale presidente della SLI (Società di Linguistica Italiana).
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Banfi, noto linguista milanese (insegna all'Università di Milano-Bicocca) con ascendenze elvetiche (nonno materno sceso in Brianza dal Malcantone alla fine del XIX secolo), proporrà le sue puntuali riflessioni sulle politiche linguistiche auspicabili per l'italiano ai giorni nostri.
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Tema delicato, ma Banfi è la personalità ideale per affrontarlo, visto il respiro globale delle sue ricerche da una parte e la sua attenzione militante rispetto alla situazione attuale della nostra lingua dall'altra.
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Basterebbe a questo proposito citare due titoli di suoi scritti in corso di stampa, di cui Banfi potrà parlare a Lugano, fornendo preziose anticipazioni: La posizione dell'italiano (e di «italiani altri») tra le lingue d'Europa: usi, funzioni, prestigio e In merito alla proposta di alcuni Atenei italiani di organizzare corsi di studio esclusivamente in lingua inglese.
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Emanuele Banfi è stato inoltre a suo tempo uno degli artefici del Gruppo di Studio sulle Politiche Linguistiche della SLI, nell'ambito del quale è riuscito a dare un significativo contributo quando si è trattato di stilare le Sette tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche.
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Ci limitiamo a citare qui l'incipit della quinta tesi: «Il plurilinguismo degli individui e il multilinguismo delle società e dei paesi è un valore da tutelare e da promuovere in una prospettiva che voglia essere democratica (...)».
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La democratica e multilingue Svizzera non chiede di meglio, ma questo è il momento di capire bene quali sono le dinamiche linguistiche che stanno dettando il cambiamento sia locale che globale.
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Per l'italiano che ci sta a cuore sarà poi indispensabile proporre politiche linguistiche lungimiranti, che sappiano valorizzare una grande lingua di cultura, tradizionalmente rivolta verso un passato glorioso ma troppo poco presente dove si stanno giocando le sorti di un futuro linguistico, che non si vorrebbe a senso unico.

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