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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
La svendita della propria lingua
Language column
Plurilingua
Author
Alessio Petralli
Date
01
giugno
2012
more header data
[1]
Molti
hanno
scritto
della
decisone
del
politecnico
di
Milano
di
propone
dal
2014
i
propri
corsi
specialistici
e
dottorali
solo
in
inglese
.
[2]
Dietro
a
questa
scelta
,
che
mira
ad
attirare
studenti
e
docenti
dall'
estero
,
ci
sono
sicuramente
ragioni
di
mercato
e
convinzioni
personali
discutibili
.
[3]
A
partire
da
quelle
del
ministro
Profumo
che
qualche
anno
fa
,
in
qualità
di
rettore
del
politecnico
di
Torino
,
aveva
deciso
di
non
far
pagare
le
tasse
a
chi
sceglieva
i
corsi
in
inglese
,
scartando
quelli
omologhi
in
italiano
.
[4]
Con
il
politecnico
di
Milano
siamo
di
fronte
a
un'
ulteriore
dimostrazione
di
superficiale
esterofilia
italiana
che
,
procedendo
di
questo
passo
,
minaccia
di
dialettizzare
la
propria
grande
lingua
di
cultura
,
che
non
può
certo
rinunciare
alla
sua
dimensione
scientifica
e
tanto
meno
può
permettersi
di
non
riuscire
a
divulgare
le
relative
conoscenze
in
italiano
.
[5]
Fra
le
menti
più
lucide
ad
essersi
espresse
sulla
stampa
,
vi
è
quella
di
un
acuto
intellettuale
come
Raffaele
Simone
,
linguista
da
sempre
attento
a
fustigare
i
propri
connazionali
per
cercare
di
tenere
sotto
controllo
certe
derive
italiane
.
[6]
In
un
suo
articolo
apparso
su
Repubblica
lo
scorso
17
aprile
,
Simone
mette
dapprima
il
dito
in
numerose
piaghe
,
per
arrivare
in
conclusione
a
qualche
saggia
proposta
di
cui
diremo
.
[7]
Per
prima
cosa
viene
evidenziata
la
scarsa
«
fedeltà
»
(
potremmo
dire
«
lealtà
»
)
degli
italiani
nei
confronti
della
propria
lingua
,
il
che
fa
oltretutto
a
pugni
con
la
scarsa
conoscenza
che
gli
italiani
stessi
hanno
delle
lingue
straniere
.
[8]
Le
ragioni
di
questo
autolesionismo
possono
essere
,
sempre
secondo
Simone
,
diverse
nei
più
disparati
casi
:
tanto
per
fare
un
esempio
gli
italiani
pensano
forse
di
essere
spiritosi
quando
alla
Galleria
Borghese
chiamano
(
e
scrivono
)
«
ticketteria
»
la
«
biglietteria
»
?
[9]
O
forse
si
tratta
di
«
puro
cretinismo
»
?
[10]
O
,
più
probabilmente
,
riaffiora
il
«
penoso
provincialismo
di
chi
,
senza
sa-
pere
niente
di
lingue
straniere
(
e
poco
della
propria
)
,
vuole
sembrare
up
to
date
,
in
,
cool
»
.
[11]
È
vero
,
un
cartello
sgangherato
in
luogo
turistico
,
opera
di
uno
«
spiritoso
(
cretino
)
provinciale
»
,
non
è
paragonabile
a
una
lezione
in
inglese
di
un
professore
(
italiano
)
del
politecnico
a
studenti
(
in
grande
maggioranza
italiani
)
,
ma
la
mentalità
che
sta
dietro
rischia
di
essere
simile
.
[12]
Ovvero
,
per
stare
a
galla
devo
compiacere
il
potente
di
turno
e
seguire
l'
onda
.
[13]
Se
poi
la
sovranità
culturale
italiana
va
a
farsi
benedire
poco
importa
,
poiché
il
politecnico
di
Milano
avrà
nel
frattempo
guadagnato
fra
i
propri
iscritti
un
po'
di
studenti
stranieri
,
che
però
non
saranno
certo
per
la
maggior
parte
né
statunitensi
,
né
francesi
o
tedeschi
.
[14]
Insomma
,
siamo
proprio
sicuri
che
per
«
internazionalizzare
»
davvero
la
propria
scuola
sia
indispensabile
anglicizzarla
da
capo
a
piedi
,
o
quasi
?
[15]
Non
sarebbe
meglio
,
come
propone
Simone
,
«
dare
un
poderoso
impulso
alla
traballante
rete
dei
corsi
di
italiano
negli
istituti
di
cultura
(
.
.
.
)
creando
simultaneamente
negli
atenei
italiani
stazioni
dedicate
dove
gli
stranieri
possano
imparare
in
poco
tempo
i
fondamentali
della
nostra
lingua
»
.
[16]
Insomma
,
la
nostra
lingua
deve
continuare
ad
essere
moneta
di
scambio
,
poiché
se
cambiamo
tutti
i
nostri
soldi
in
dollari
(
o
in
sterline
)
,
poi
non
possiamo
lamentarci
che
la
nostra
moneta
si
svaluta
e
i
nostri
risparmi
svaniscono
come
neve
al
sole
.
[17]
Vale
anche
per
il
nostro
Cantone
che
ha
tutto
l'
interesse
a
far
sentire
la
propria
voce
in
italiano
sia
al
resto
della
Svizzera
che
all'
Italia
.
[18]
Che
poi
la
nostra
voce
debba
saper
essere
plurilingue
lo
sappiamo
da
lunga
pezza
,
ma
questo
non
significa
certo
svendersi
in
casa
illudendosi
di
acquistare
valore
all'
estero
.
[19]
Chi
si
vende
facilmente
,
vale
poco
.
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