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IL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA: 4OO ANNI BEN PORTATI

Language columnPlurilingua
AuthorCarla Marello
Date 28 dicembre 2012


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Il 29 e 30 novembre a Padova e il primo dicembre a Venezia si è festeggiato un compleanno speciale: i quattrocento anni dall'uscita della prima edizione del Vocabolario della Crusca, come lo si chiama a volte per brevità.
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I festeggiamenti hanno assunto tra l'altro la forma di un convegno dal titolo «Il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612) e la storia della lessicografia italiana».
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In questo caso la piccola congiunzione coordinante che lega il Vocabolario e la storia della lessicografia in Italia gronda di implicazioni: sono quattro secoli in cui l'Accademia e il suo Vocabolario hanno fatto da «testa di turco» delle critiche, e/o da catalizzatore delle lodi, di chiunque si sia occupato di lingua italiana.
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La scelta del luogo, anzi dei due luoghi vicini, in cui celebrare il compleanno è motivata: Padova, sede dal 1540 dell'Accademia degli Infiammati, fu centro di vivaci dibattiti sulla questione della lingua nel Cinquecento, e Venezia, il maggior centro tipografico e editoriale del Rinascimento, dove la prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca fu stampata presso l'editore Alberti.
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L'Accademia della Crusca fu fondata con lo scopo di regolare la lingua italiana, separando la farina, cioè il fior fiore della lingua, dalla crusca.
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Il grande romanista Max Pfister ha spiegato ai convegnisti che l'etimologia della parola crusca è preromana, e non di origine germanica come aveva ipotizzato Rohlfs.
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Più di un relatore ha trattato della grammatica nel Vocabolario: chi dal punto di vista prescrittivo, cioè delle prese di posizione circa l'uso di determinate costruzioni e parole come il pronome lui usato come soggetto, chi indagando il lessico specifico della grammatica e facendo notare come molti termini non appaiano a lemma, comprensibilmente, dal momento che l'intento dei cruscanti era mostrare la buona lingua degli autori italiani e non dar conto con completezza di linguaggi specialistici.
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C’è chi ha osservato che gli Accademici della Crusca non hanno adottato atteggiamenti sessisti, dal momento che lemmatizzano anche il femminile (derisore, deriditrice, difensore, difenditrice) e chi invece ha fatto notare che i proverbi misogini, espressione di un atteggiamento culturale popolare diffuso all’epoca, sono ampiamente registrati.
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Molti dei relatori si sono serviti per le loro ricerche della versione digitale delle quattro edizioni del Vocabolario, consultabili contemporaneamente e gratuitamente nel sito dell'Accademia: uno strumento che nessun altra lingua di cultura può vantare e che testimonia appunto della vivacità che contraddistingue la Crusca oggi.
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La Biblioteca virtuale in cui stanno le quattro edizioni digitali del Vocabolario sta per arricchirsi anche di una vastissima raccolta di proverbi italiani.
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Le relazioni sono state una quarantina circa, tenute in parte da giovani studiosi, altra testimonianza dell’attrazione che gli studi di lessicografia continuano ad esercitare in Italia.
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Discorsi sulla storia delle diverse edizioni e sulla fortuna del Vocabolario, in rapporto anche alla lessicografia, in particolare veneta, prima della Crusca e ai successivi sviluppi italiani, sul canone letterario e filologico che ne è il fondamento e che ne ha fatto il primo dizionario basato su corpus, sui diversi settori del lessico (nomi di strumenti musicali e di varietà di pietre, lessico dei colori e della fisiognomica, lingua degli uffici e della politica) hanno riempito di ascoltatori attenti aule in cui anche Galileo ha insegnato, sale affrescate che un tempo erano palazzi del potere e che ora sono palestre di cultura.

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