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La virgola, segnetto insignificante, reso ancor meno percepibile nello schermo dalla scrittura e lettura mediata dal computer, e un segno di punteggiatura fondamentale all’interno delle frasi complesse perché serve a orientare chi legge. Tuttavia è molto difficile regolamentarne la distribuzione in modo sicuro e inattaccabile.
Nell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia, i maestri si preoccupavano di spiegare che fare quando si incontrava una virgola leggendo un testo ad alta voce: «La virgola vuol dire che noi possiamo fermarci un poco, ma che dobbiamo tosto proseguire la nostra lettura» (G.Borgogno, «Letture graduate ad uso degli alunni della 2. classe elementare», Paravia, Torino 1891). Poi si è persa la buona abitudine di allenare gli scolari a leggere bene ad alta voce, salvo rivalutare, in tempi immersi nell’audiovisivo, questa abilità.
Gli interventi sui segni di punteggiatura si sono piuttosto concentrati sulla produzione scritta ed abbiamo assistito a dotti dibattiti sulla «virgola per l’occhio» distinta dai luoghi in cui facciamo effettivamente delle pause nell’orale. Un caso per tutti, forse il più noto, è la famigerata virgola che separa il soggetto dal suo predicato. La regola dello scritto non la vuole, ma il parlato indurrebbe a metterla, perché quanto più il soggetto è lungo», cioè composto da nomi con attributi e complementi dipendenti da quel nome, tanto più nel leggere e nel parlare si prende fiato prima di dire il verbo che fa da predicato.
Ci sono poi stati casi di testi letterari caratterizzati dall’assenza, o dall’eccesso, di punteggiatura. Anche se va detto che i fautori dello stile frammentato, tanto in poesia quanto in prosa, si sentono più sicuri nell’affidare l’effetto di frammentazione al punto.
A livello pratico di insegnamento della punteggiatura a scrittori informazione, quali tutti noi insegnanti vorremmo considerare gli studenti, ho avuto da poco un’ulteriore conferma della sfida che la distribuzione di virgole in un testo costituisce. Si stanno svolgendo in queste settimane le gare delle Olimpiadi di italiano (poiché possono partecipare anche scuole svizzere in cui si insegni in italiano, vi rimando al sito del Ministero www.olimpiadi-italiano.it dove potrete vedere i quesiti e simulare la gara in classe). La competizione vuol motivare ad una buona conoscenza della lingua italiana e quesiti che implichino conoscenze di punteggiatura sono richiesti a gran voce, insieme a quesiti su grammatica e lessico. Ebbene uno degli scogli più grandi è preparare delle prove a risposta chiusa, correggibili automaticamente senza intervento umano, per saggiare l’abilità dei concorrenti in fatto di punteggiatura. Le discussioni - fra chi vuole una virgola, chi un punto e chi accetta entrambi i segni - iniziano già all’interno del gruppo di lavoro.
Sul piano della ricerca va sottolineato che dalla Svizzera sono sempre giunti alla linguistica dell’italiano contributi molto significativi in materia di studio delle strategie con cui i parlanti collegano le parti di un enunciato in un testo, ivi comprese le strategie interpuntive studiate nella loro interazione con la semantica e la sintassi.
In uno degli ultimi succosi frutti di questa ricerca, il libro di Magda Mandelli intitolato «La coordinazione sintattica nella costruzione del testo» (Editions Slatkine Ginevra 2011), si tratta della superficie di testi in cui costruzioni che semanticamente sarebbero, o potrebbero essere, «p e q», cioè coordinate, mostrano una diversa scala di unione fra i congiunti. Questa scala dipende da vari fattori fra cui la volontà di chi scrive, e di chi interpreta, di dare diverso peso alle virgole da sole (la coordinazione asindetica d’antan), alla congiunzione coordinante da sola, e infine alla coordinazione con virgole o addirittura punti fermi piazzati prima della con- giunzione «e».
Si dice che per un punto Martin perse la cappa, ma per le virgole, così necessarie e così problematiche, continueremo a perdere la testa.
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