Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
Si può «gestire un figlio» e far sì che non diventi «un bambino destabilizzato»? Sembra proprio di sì, dal momento che il linguaggio economico-politico domina sovrano, non è male che entri anche fra le mura domestiche. E che dire di un funerale, definito «cerimonia ad alta intensità emotiva?» e del «maltempo generalizzato?» e dell'«Italia divisa dal Meteo?» A volte si ha l'impressione che gli addetti all'informazione parlino un po' a caso. Intendiamoci: ci sono metafore affermate da tempo e che pertanto possono essere accolte: «perdere i pezzi» (Il sindacato delle imprese perde pezzi in provincia), «limare i margini (di guadagno)», «spingere il fatturato», «la guerra dei brevetti», «pescare nella rete (web)», «giocare la carta (del ribasso)», «accendere i riflettori (su un evento, un personaggio)». Della «bolla speculativa» e della «bolla immobiliare» parlano anche gli ultimi dizionari, i quali tuttavia non si spingono a chiamare lo champagne di marca «bollicine a cinque stelle»: un grazioso accostamento di due metafore, da confrontare con un titolo apparso di recente nelle pagine economiche italiane: «I fondi speculativi scottati dalla volatilità». Che ve ne pare?
«Vetrina» significa anche un qualcosa che ha assunto una funzione rappresentativa o di modello (Zingarelli 2012): la Goldman Sachs, la prestigiosa istituzione finanziaria di Wall Street, è detta «vetrina del capitalismo», ma subito dopo è sommersa dalle invettive: è una «piovra», una «banca-vampiro». Il tutto naturalmente condito con una salsa di anglismi finanziari poco incomprensibili al lettore non specialista.
Ecco, qui è il punto: le metafore si alleano spesso con gli anglismi e con gli scherzi linguistici. Un giornale parla della «soluzione light del ministro Fornero»: ma è giusto il paragone con una nota bevanda poco gasata?
Non manca poi chi si dedica al «difficilese»: «È esclusa la configurabilità di un'indebita anticipata manifestazione di convincimento da parte dei giudici che possa dar luogo alla ricusazione» (ordinanza emessa dalle tre giudici nel corso del processo Berlusconi-Mills). Ecco un giudizio sull'esecutivo: «L'ampia ribalta mediatica riservata ai primi cento giorni dell'attuale governo è stata accompagnata da una parallela distrazione sul cono d'ombra in cui sono relegate
ambizioni di medio-lungo periodo».
Ci sono poi giornalisti che volentieri si dedicano alla letteratura. In un articolo sui «sopravvissuti di Fukushima» si ritrovano espressioni «romanzesche»: «Il cuore del disastro del Giappone è un muscolo che non batte più (...). Ogni cosa e rimasta immobile, come se lo tsunami l'avesse imbalsamata (...). Questo mondo amputato dalla terra è esploso in centinaia di ordinati e lindi accampamenti temporanei (...). La sequenza di similitudini, metafore e metonimie prosegue imperterrita lungo l'intera estensione dell'articolo.
Per fortuna c’è chi scherza sul sobrio abbigliamento di Mario Monti, soprannominato «Bin Loden», o su certi atteggia- menti di Vendola, il disinvolto leader del Sel, definito «coattocomunista» (dal «cattocomunista» di un tempo). Per fortuna ci sono i neologismi: ai «palestrati» (coloro che con la palestra hanno ottenuto buoni risultati) si sono aggiunti gli «esodati» (coloro che hanno lasciato il posto di lavoro in base ad accordi aziendali), gli «scudati» (quelli dello «scudo fiscale») e infine gli «sfuturati» (i senza futuro).
La metafora fa parte della vita quoti- diana: non è affatto limitata a opere poetiche o legata a particolari intenzioni retoriche; è un aspetto centrale del linguaggio umano. La metafora fa sì che i concetti complessi o astratti diventino più chiari e concreti. Tuttavia, non si deve esagerare. L'uso eccessivo di metafore finisce per distrarci, allontanandoci dalle cose concrete di cui concretamente si deve parlare.
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