Paragraph view

La lingua francese da Montreux a Kinshasa

Language columnPlurilingua
AuthorAlessio Petralli
Date 24 ottobre 2011


[1]

Per festeggiare i suoi trent’anni il settimanale romando «L'Hebdo» ha proposto a fine settembre un ricco numero speciale, intitolato «Les années qui ont changé la Suisse» e dedicato ai «luoghi in cui si scrive l’avvenire». A questo proposito non è forse esagerato definire «eccezionali» questi trenta reportage, così come dice a chiare lettere il taglio basso di copertina.

[2]

L’articolo che qui ci interessa è di carattere linguistico («L’avenir du français s'écrit en noir»), è stato scritto da Linda Bourget, inviata per l'occasione a Kinshasa, e si occupa dell'organizzazione in corso, per l'autunno 2012, del prossimo vertice mondiale dell'Organizzazione internazionale della francofonia (OIF).

[3]

Impressionanti i dati dell'OIF e della sua manifestazione, se pensiamo che vi sono 56 Paesi membri e 19 Paesi osservatori, che si ritrovano ad avere in comune non solo la lingua francese, ma anche sempre più una dimensione politica legata a valori quali la democrazia, i diritti dell’uomo, lo sviluppo sostenibile ecc. A dibattere di questo e d’altro sono attesi nell’autunno 2012 settantacinque capi di Stato e da quattro a seimila fra delegati e giornalisti.

[4]

Come qualcuno ricorderà, dopo il Canada nel 2008, nel 2010 era spettato alla Svizzera, e a Montreux in particolare, lonere di mettere in piedi questa enorme manifestazione. La città sul Lemano, con mirabile efficienza elvetica, era riuscita in pochi mesi a togliere le castagne dal fuoco all'OIF, che aveva dovuto far fronte alla defezione del Madagascar.

[5]

Secondo l'articolo di Linda Bourget il problema dell'annullamento rischia di ripetersi con la Repubblica Democratica del Congo, che sente ancora sulle spalle il peso di una lunga dittatura e di due guerre che hanno causato più di cinque milioni di morti.

[6]

In questa ex colonia belga, che ha il francese quale lingua ufficiale, si parlano più di duecento lingue, anche se quelle riconosciute come lingue nazionali sono solo quattro: lingala, ciluba, kikongo e swahili.

[7]

La capitale Kinshasa, dove si intende organizzare il vertice, è secondo Wikipedia la seconda città di lingua francese al mondo, dopo Parigi e davanti a Montréal, ma la giornalista dell'Hebdo mette l'accento sul Congo in quanto addirittura primo Paese francofono al mondo, con i suo settanta milioni di abitanti e la sua «demografia galoppante».

[8]

In effetti, per-ó, secondo un studio del 2004 dell'«Observatorie de la langue française», solo un quarto della popolazione parla realmente il francese, a causa di un sistema scolastico, fondmentale per la diffusione della «lingua alta», che è stato a lungo trascurato. Con la conseguenza che molti cittadini congolesi sono in fondo esclusi dal loro stesso Paese, visto che il francese è la lingua dell'amministrazione oltre che della formazione e, spesso, della comprensione interetnica.

[9]

Speriamo comunque che a favorire questa comprensione concorra l’attaccamento condiviso per la lingua e la cultura francese e che a Kinshasa, pur fra non poche difficoltà, si riesca ad organizzare questa imponente manifestazione, nonostante le molte in certezze, non da ultimo quelle legate alle elezioni presidenziali di novembre.

[10]

Da rilevare che il budget stanziato per Montreux era stato di trenta milioni di franchi, mentre a Kinshasa si sarebbe ancora «sans budget».

[11]

Linda Bourget sottolinea inoltre che la Svizzera si era proposta per far beneficiare il Congo della propria esperienza, ma che da parte congolese non si è dato seguito all'offerta.

[12]

È lunga e tortuosa la strada che da Montreux porta a Kinshasa.


Text view