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Maarten Janssen, 2014-
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UNIRE LE FORZE E AGIRE
Language column
Plurilingua
Author
Alessio Petralli
Date
21
maggio
2011
more header data
[1]
Il
tempo
comunque
siringe
.
[2]
Perché
il
Sonderfall
elvetico
,
esempio
irripetibile
di
democrazia
reale
e
di
ecumenica
civiltà
,
anche
linguistica
,
sta
diventando
oramai
,
più
che
un
concetto
,
una
parola
che
il
tempo
sta
svuotando
molto
in
fretta
»
.
[3]
La
citazione
,
che
deve
far
riflettere
e
soprattutto
far
agire
,
è
posta
alla
fine
dell’
eccellente
saggio
di
Renato
Martinoni
«
Lingua
e
cultura
italiana
in
Svizzera
»
,
testo
introduttivo
di
più
di
settanta
pagine
a
«
Vitalia
in
Svizzera
.
Lingua
,
cultura
,
viaggi
,
letteratura
»
,
pregevole
volume
dello
stesso
autore
,
edito
dalla
veneziana
Marsilio
nel
2010
.
[4]
Questo
saggio
rappresenta
una
base
di
lancio
ideale
per
cercare
di
far
decollare
un’
inversione
di
tendenza
per
l’
italiano
nella
Svizzera
di
oltre
San
Gottardo
,
esortando
ad
operare
a
vari
livelli
,
in
modo
che
«
il
desiderio
di
imparare
l’
italiano
potrà
aumentare
.
»
Molte
sono
le
indicazioni
che
emergono
da
una
valutazione
così
densa
,
preziose
per
elaborare
una
linea
di
condotta
che
non
è
più
possibile
procrastinare
.
[5]
Secondo
Martinoni
non
servono
tanto
leggi
e
regolamenti
vincolanti
«
a
garantire
l’
obbligatorietà
dello
studio
dell’
italiano
»
,
poiché
«
ci
vuole
invece
un’
azione
dinamica
di
sensibilizzazione
»
,
con
lo
scopo
soprattutto
di
«
convincere
i
giovani
dell’
importanza
dell’
italiano
come
fondamento
e
garanzia
del
federalismo
»
.
[6]
Il
che
significa
tra
l’
altro
occuparsi
di
quegli
«
italofoni
precari
»
e
«
potenziali
»
oltre
San
Gottardo
,
finora
piuttosto
trascurati
.
[7]
Fondamentale
poi
la
riflessione
su
un’
Italia
troppo
rivolta
a
vivere
del
proprio
passato
e
i
cui
politici
«
non
hanno
fatto
nulla
per
difendere
in
Europa
il
ruolo
dell’
italiano
»
.
[8]
Ad
affermarlo
è
Francesco
Sabatini
,
dinamico
presidente
onorario
dell’
Accademia
della
Crusca
,
ma
disincantato
testimone
di
un’
inerzia
italiana
che
parrebbe
purtroppo
sempre
più
incancrenirsi
.
[9]
Vale
però
la
pena
di
completare
queste
considerazioni
con
proposte
costruttive
che
,
partendo
dalla
Svizzera
,
potrebbero
influenzare
favorevolmente
perfino
la
situazione
linguistica
italiana
.
[10]
Si
tratta
ad
esempio
,
sempre
secondo
Martinoni
,
di
pensare
«
a
corsi
bilingui
,
anche
a
livello
accademico
:
sul
made
in
Italy
,
di
musicologia
,
di
storia
dell’
arte
(
.
.
.
)
politica
,
sociale
,
finanziaria
.
»
,
per
ridare
vigore
alla
voglia
di
imparare
l’
italiano
di
cui
si
diceva
all’
inizio
.
[11]
Inoltre
bisognerà
coinvolgere
non
soltanto
«
la
linguistica
e
i
linguisti
»
,
perché
il
tema
riguarda
«
la
storia
della
cultura
,
quella
delle
idee
,
delle
ideologie
,
del
gusto
,
delle
immagini
politiche
e
culturali
della
nazione
,
e
via
di
seguito
.
»
È
vero
,
per
uscire
dalle
secche
di
una
deriva
depressiva
molto
pericolosa
per
la
nostra
lingua
,
bisogna
unire
le
forze
.
[12]
Non
basta
analizzare
ed
osservare
puntualmente
,
ma
bisogna
,
a
tutto
campo
,
agire
concretamente
di
concerto
.
[13]
A
questo
proposito
va
rilevato
che
la
recente
legge
sulle
lingue
,
con
la
relativa
ordinanza
di
applicazione
,
costituiscono
un
quadro
di
riferimento
incoraggiante
che
,
oggi
più
di
ieri
,
possono
senz
’
altro
favorire
la
realizzazione
di
misure
attive
di
promozione
della
lingua
italiana
in
Svizzera
.
[14]
A
tale
scopo
è
indispensabile
una
consapevolezza
politica
che
nella
Confederazione
ha
dato
negli
ultimi
tempi
buoni
frutti
,
grazie
anche
al
lavoro
apprezzabile
e
costante
della
Deputazione
ticinese
a
Berna
.
[15]
È
perciò
opportuno
insistere
con
interventi
mirati
,
cercando
di
sensibilizzare
la
classe
politica
ticinese
,
e
addirittura
quella
italiana
,
che
per
la
propria
lingua
devono
fare
di
più
.
[16]
Prima
che
sia
troppo
tardi
e
che
la
Svizzera
e
l’
Europa
se
ne
vadano
per
conto
proprio
,
dimenticandosi
di
una
loro
parte
costitutiva
essenziale
.
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