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Le stelle: affascinanti orologi della notte

Language columnPlurilingua
AuthorCarla Marello
Date 25 marzo 2011


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Per una congiuntura, che è il caso di dire astrale, mi sono giunti nello stesso giorno due messaggi: uno per posta elettronica con un allegato di diapositive che mostravano fotografie della Terra ripresa da distanze sempre più siderali (a un milione di Km è solo un puntino), l’altro per posta fisica, sotto forma di pacco.
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Il pacco conteneva un libro di Paola Capponi dal suggestivo titolo «La stella perduta. Le Pleiadi nella tradizione mitologia e popolare (Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2010). Ho cominciato a sfogliarlo e sono rimasta incantata. Se le foto dei satelliti che abbiamo mandato nell’Universo ci fanno vedere la Terra con gli occhi di eventuali viaggiatori alieni, l'indagine di Paola Capponi ci offre una prospettiva più umana, corredata da una ricerca ricca di storia e cultura classica, scientifica, popolare. Guardare il cielo sapendo i nomi che generazioni di buoni occhi e fantasiose menti hanno dato alle Pleiadi è davvero appassionante. L'autrice racconta che nei Grigioni come in Sardegna o in Sicilia le Pleiadi sono indicate con il termine che indica il grappolo d’uva (bardun), anche se l’immagine più diffusa dall’antichità classica è quella delle colombe, della chioccia coi pulcini, delle sette gallinelle, ovvero mitologicamente delle sette sorelle figlie di Atlante e dell’oceanina Pleione: Merope, Alcione, Taigete, Celeno, Sterope, Elettra e Maia.
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Paola Capponi ha uno stile assai piacevole: è rigorosamente scientifica e documentata, ma ti permette di monetizzare la lettura anche con i non addetti ai lavori.
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Non per niente è stata allieva di Gian Luigi Beccaria: ritroviamo nelle sue pagine il fortunato taglio espositivo del libro di Beccaria «I nomi del mondo» (Einaudi, Torino, 1995).
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Poiché insegna in ambiente ispanofono, Capponi spazio alla visione extra europea: raccoglie le tradizioni le gate alle Pleiadi nei calendari «primitivi», sia riportando le fonti citate da vari studiosi di folklore, fra cui Frazer col suo famoso Ramo d’oro (1933), sia indagando di prima mano in Chiapas (Messico).
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In Mesoamerica las siete cabrillas (le sette caprette) della tradizione spagnola non venivano capite e così sono state ribattezzate las sietequebrillan ( le sette che brillano), anche se, essendo M45 un gruppo astrale facilmente riconoscibile, ovviamente han no molti nomi locali dal Nord al Sud America.
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Non possiamo tralasciare di dire che presso le popolazioni astronomicamente raffinate dell’America centrale e del Perù, le Pleiadi, con il loro movimento ogni cinquantadue anni, indicavano se sarebbe finito il mondo o se sarebbe iniziato un nuovo ciclo.
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Il 2012 è appunto la fine di uno di questi cicli.
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Capponi pero non insiste su questi aspetti apocalittico-modaioli, su esotismi a buon prezzo.
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Situa le tradizioni legate ai raccolti alle malattie degli alberi, o del grano, del mais, a tutte le preoccupazioni contadine legate ai cicli della natura in un discorso più vasto, come già aveva fatto nel suo precedente libro «I nomi di Orione» (Venezia, Marsilio, 2005).
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La sua formazione di ambito ispanofono la porta a dedicare un capitolo alla descrizione del sapere astronomico pre-colombiano attraverso quella lente particolare, eppur preziosa, che sono i resoconti dei religiosi spagnoli.
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Intenti a sradicare l’idolatria, ci hanno lasciato descrizioni dettagliate di feste e riti che Capponi riporta.
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Galileo vide le Pleiadi per primo col telescopio e riuscì a contare 40 delle varie centinaia di stelle che le compongono.
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Ora noi sappiamo che sono stelle giovani nate nel grembo di una nebulosa 20-30 milioni di anni fa e che sono a 400 anni luce dal sistema solare.
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Poiché buona parte del cielo della Svizzera è, grazie alla natura della terra, montagnosa e non intensamente popolata, ancora godibile per chi ama guardare le stelle senza il filtro dell’inquinamento di tutti i tipi, compreso quello delle troppe luci notturne, queste sono notizie utili: mi auguro pero che, quando le vedrete sorgere a breve, la vostra visione sia riscaldata dall’indagine di Paola Capponi sulla loro fortuna letteraria a partire da Iliade e Odissea e soprattutto sulle tradizioni popolari.

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