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Sembrano British ma sono made in Italy

Language columnPlurilingua
AuthorCarla Marello
Date 18 gennaio 2011


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Quando un italiano parla dello stopper e del bomber della sua squadra di calcio, quando dimentica badge skipass, quando, stufo di reality televisivi, va al cinema per vedere un colossal con happy end, quando passa a bere un cocktail fatto da quella barwoman che farebbe un figurone in topless perché non ha bisogno di Wonderbra, ebbene se un inglese lo ascoltasse mentre pensa ad alta voce riconoscerebbe come vera parola inglese solo cocktail.
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Per tutte le altre l'inglese userebbe rispettivamente sweeper, striker, time card, lift pass, reality show, big- budget film, happy ending, barmaid, monokini, push-up bra.
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Infatti, come spiega Cristiano Furiassi nel bel saggio False Anglicisms In Italian (Polimetrica Milano 2010), gli Italiani sono molto disinvolti con il materiale lessicale che prendono da altre lingue, e non adattano solo la pronuncia.
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Fanno nuove coniazioni come peeling per body-peel o scrubbing, prendono nuove coniazioni francesi come footing al posto dell'inglese jogging.
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Si sentono liberi di decapitare i composti inglesi della loro testa - che ha il torto di stare posizionata dove i composti italiani hanno la specificazione - e prendono solo la prima parola come nel caso di reality show e scotch whisky, night club, scorciano certe parole come tie-break al posto di tie-breaker e happy end al posto di happy ending, semplificano come nel caso di antiage per anti-ageing, considerano nomi comuni quelli che invece sono marchi come rimmel, K-way,
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canadair, pony da Pony Express.
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A volte combinano i procedimenti come nel caso del beach volley: poiché si e preso solo volley del composto inglese volley ball, quello da spiaggia e diventato beach volley.
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Il sinonimo italiano che Furiassi diligentemente riporta, spiaggiavolo, io l'ho incontrato per la prima volta nel suo dizionario.
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Un valore aggiunto del lavoro di Furiassi sta infatti nel fornire il corrispondente italiano del falso anglismo quando c’è, nel segnalare se il falso anglismo e già registrato nei dizionari monolingui italiani e con quale definizione e pronuncia.
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Ad esempio per colossal viene riportata sia la pronuncia con accento sulla prima sillaba, sia la pronuncia con accento sulla seconda.
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Furiassi oltre che nei dizionari ha fatto delle ricerche nei giornali e nei corpora on line dellitaliano per individuare i 286 falsi anglismi che tratta.
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Questo gli permette di fornire contesti d’uso e di segnalare, con tre o quattro pallini, quali dei falsi anglismi sono molto frequenti cioè autogrill, dribbling, fiction, flirt, holding, house (da house music), killer, leasing, liberty, mobbing, naziskin, night, no global, open space, optional, playback, playmaker, pole (da pole position), pressing, pullman, quiz, reality, recordman, relax, residence, slip, spider, spot, stopper, telefilm, testimonial, tilt, volley.
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Grazie al paziente spoglio delle fonti è anche in grado di dirci con quale significato li usiamo più spesso e con quale meno, perché di impiego più ristretto.
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Ad esempio, jolly è registrato con ben sette significati che vanno dalla carta detta anche matta nei mazzi da 52 carte (joker in inglese), al significato di colpo di fortuna come in trovare il jolly, a factotum, come in fare da jolly, ai più recenti usi aggettivali come numero jolly e carattere jolly all'interno delle ricerche in rete o nei testi elettronici.
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Nessuno di questi significati ha in inglese la parola jolly che è il modificato- re nel composto inglese all'origine degli usi italiani e cioè jolly joker.
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Per tutti i nostri usi traslati gli inglesi non usano nemmeno joker che confinano al solo significato di buffone, allegrone, ma lucky break, factotum, jester, bonus number, wild card.
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Lo studio di Furiassi conferma da un lato l’influenza dell'inglese sull'italiano, ma dall'altro mette in evidenza che gli Italiani fanno un uso molto creativo delle parole inglesi che adottano.

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