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Tra inutili anglismi e patetiche crociate per salvare l'italiano

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 24 settembre 2011
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page32
Column-


[1]
È possibile «lanciare un assist» a Tremonti? o magari «offrirlo» a Berlusconi, mentre Napolitano «fa da sponda»?
[2]
Non si tratta di un’«amichevole» fra governanti, ma della famosa «manovra» economica che ha interessato e continua a interessare l’Italia.
[3]
I media hanno cercato di renderla simpatica ricorrendo al solito discorso brillante.
[4]
La mania del linguaggio sportivo adottato dalla politica è una vecchia storia.
[5]
C’entrano la squadra, il gioco di squadra, la scelta di campo, il giocare a tutto campo, lo scendere in campo; l’entrare a gamba tesa nei dibattiti, fare il pressing su questo o su quello.
[6]
Tutto regolare, date le nostre abitudini.
[7]
Meno regolare è invece l'abuso di anglismi ridicoli quanto inutili.
[8]
Quando si legge nella nostra stampa che «i cinesi sono venuti in Italia per fare shopping» si pensa subito alla moda, alle grandi marche, al prestigio del «made in Italy», a via Condotti o a via Montenapoleone.
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E invece, di che si tratta?
[10]
La Cina sta esaminando la possibilità di acquistare i nostri buoni del tesoro poliennali.
[11]
Ma non vi sembra una banale spiritosaggine?
[12]
Eppure è presente in gran parte della stampa.
[13]
«Dopo giorni di rumors" crescenti sulla più che probabile rottura tra la direttrice del giornale e l’editore, per l'imminente successione appare in pole position il noto giornalista ecc.
[14]
ecc.
[15]
».
[16]
Con tutti i rumori che la vita moderna ci impone è proprio necessario recuperare quelli metaforici?
[17]
Langlismo non è giustificato anche se ha un'origine latina: «rumor venit, rumor narrat».
[18]
E poi di questa «pole position», che dai circuiti motoristici ha invaso tutto lo scibile, non ne avete abbastanza?
[19]
Di fronte al degrado quotidiano della nostra lingua non possiamo cavarcela con il solito ritornello delle percentuali e delle statistiche (gli anglismi che entrano stabilmente nella nostra lingua non sono molti, non riguardano il lessico di base ecc. ecc.).
[20]
Ma che figura ci facciamo quando all'estero aprono i nostri giornali e ascoltano la nostra televisione?
[21]
E poi si dovrebbe pensare al disorientamento provato dagli stessi italiani nel constatare che problemi centrali della nostra società (cultura, economia, politica, rapporti interpersonali, stili di vita) vengono conditi con questa salsetta non appetitosa di anglismi.
[22]
Il futuro della nostra lingua non si migliora con la patetica crociata intrapresa da Internet e da altri per salvare i vocaboli in via di estinzione.
[23]
Si propongono liste di parole eterogenee come: «arronzata, baciapile, callido, clangore, edule, obnubilamento, strapuntino» Bisogna mandarle a memoria? non sarebbe meglio allargare l’orizzonte delle letture?
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Nella lista c’è anche «salapuzio», uomo piccolo di statura e saccente.
[25]
Siamo seri, cari amici.
[26]
Del vocabolario della politica sarebbe meglio non parlare.
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La specialità delle campagne elettorali è il motto insignificante e di stile pubblicitario: «Ti puoi fidare», «Io credo», «La forza delle idee», «La forza del- l’esperienza».
[28]
Non mancano i giochi di parole: «Regioniamo insieme» (elezioni regionali).
[29]
Il postmoderno sembra in uscita, ma intanto i politici, avendo capito quanto utile per la loro immagine sia la satira, si scatenano con le barzellette e con il «bunga bunga».
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Duettando con Cozza Bersani suggerisce: «Mettiamoci il pigiama e andiamo a lavorare».
[31]
Tranquilli: si tratta di «irrisione di tipo situazionista» (lo dicono gli esperti).

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