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Come salvare l'italiano scritto a partire dalla scuola

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 11 maggio 2010
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page25
Column-


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Negli ultimi tempi in Italia non c'è linguista o storico della lingua, al quale non sia stata rivolta la seguente domanda: che cosa bisogna fare per salvare l’italiano scritto nella scuola?
[2]
Con il permesso di tutti, vorrei proporre anch'io la mia ricetta, svolgendola in 8 punti.
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1) Il non saper scrivere un testo chiaro, centrato sul fine che ci si è proposti, formalmente corretto, dipende in gran parte da un deficit culturale: la mancanza o insufficienza di letture.
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Molti studenti sono propensi ad abbandonare i libri per dedicarsi alla multimedialità.
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La scuola dovrebbe insegnare a criticare la multimedialità.
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In che modo?
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Richiamando l’attenzione sugli errori di grammatica e di sintassi, sulle parole straniere pronunciate in modo sbagliato, sulla ripetitività di formule ridicole che circolano nel piccolo schermo.
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Insomma, tanto per cominciare, bisognerebbe accogliere la televisione con una bella risata.
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2) Dopo la lingua sarebbe il caso di attaccare i contenuti, richiamando l'attenzione sulla banalità, il conformismo e la retorica di certi programmi.
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Altro che «indignatevi!» il piccolo schermo ripete a intervalli regolari un messaggio: «commuovetevi!».
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Ora, dal momento che i giovani sono per natura portati ad ironizzare, la cosa non dovrebbe riuscire difficile Subito dopo bi- sognerebbe far capire che certi fenomeni non sono presenti nei buoni libri.
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3) La lettura di un libro dovrebbe essere l'occasione per stabilire dei rapporti interdisciplinari: evitando i comparti- menti stagni, la scuola potrebbe creare una serie di nessi giudiziosi tra Letteratura- Storia- Arte- Scienze.
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Per tale via l’interesse per la lettura sarebbe destinato certamente ad aumentare.
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4) In un primo tempo sarebbe bene la- sciare i giovani liberi di scegliere i libri (soprattutto i romanzi) da leggere; in un secondo tempo si dovrebbe intervenire con critiche, suggerimenti, consigli, confronti (evitando ogni forma di peloso buonismo e di accondiscendenza).
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5) Concentrarsi su poche opere da leggere in modo approfondito, evitando la didattica, sproporzionata, velleitaria ed elefantiaca in voga negli anni Settanta (nella quale valeva la regola «non tutto, ma di tutto»).
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6) Ricordare sempre che nella letteratura esistono non solo storie, avvenimenti, personaggi, trame, ma anche forme e strutture.
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Le nozioni di linguistica testuale che sono entrate nella didattica della scuola a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno dimostrato l’importanza di concetti come «coesione», «coerenza» e «intertestualità» di un’opera.
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Anche con tali mezzi il lettore ha la possibilità di entrare consapevolmente in un testo e di comprenderne anche gli aspetti nascosti.
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7) Contro lo spontaneismo sessantottino bisogna riaffermare la necessità di modelli di scrittura sia letteraria sia di carattere argomentativo e pratico.
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Per quest'ultimo settore si vedano alcuni articoli di fondo dei migliori cervelli e delle migliori penne del giornalismo italiano.
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8) Dovrebbe esistere un'etica dell'insegnamento, ma molti la ostacolano: ogni anno si rinnova il ridicolo psicodramma degli esami; da oltre quarant'anni si celebra il rituale dell'occupazione «autogestita»; i media ammiccano furbescamente alla pratica di copiare i compiti (nei Paesi anglosassoni e un reato).
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Se sia più importante l’insegnamento della lingua o della letteratura e un falso problema.
[23]
Va risolto dicendo che le due discipline sono entrambe importanti.

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