Powered by <TEI:TOK>Maarten Janssen, 2014-
L’attuale decadenza dell'italiano scritto nella scuola (e altrove) dipende da più cause. Proporne soltanto una è un'ingenuità, spesso di natura ideologica. I tagli sul bilancio attuati dal ministero, la sindacalizzazione della scuola, il lassismo di non pochi alunni e genitori, l'influsso del parlato televisivo, i tormentoni della stampa e della pubblicità, l'invasività dell'inglese; queste e altre che si potrebbero facilmente aggiungere, sono tutte concause del fenomeno: sono fattori che non agiscono isolatamente, ma alleandosi tra loro, in varie combinazioni e gradazioni. Agiscono uniti per attaccare l’insegnamento della lingua in tutti i suoi livelli. Gli effetti di questo attacco si risentono anche nell’università, e ancora nella scrittura pubblica, prodotta da addetti ai lavori e perfino da professionisti. Tra queste concause della crisi in atto non ne ho nominata una, che invece merita una particolare attenzione. Vediamo di che si tratta. «Nato digitale» è un calco dall’inglese «digital born»: indica il giovanissimo o la giovanissima, che sfoglia poche pagine (lo stretto indispensabile), ma in compenso digita molto, fa scorrere il mouse, sfiora lo schermo per ore e ore, senza mai stancarsi. Naviga e naviga, ritrova e insegue link con grande facilita, collega e connette. Ma quando deve leggere o ascoltare qualcosa d’impegnativo, perde facilmente il filo, si distrae, ha improvvise e frequenti cadute di attenzione, si annoia. Questi giovanissimi e giovanissime rappresentano la schiera avanzata dell'esercito dell'«homo zappiens», di colui che è abitua- to a ragionare per collegamenti orizzontali piuttosto che per deduzioni verticali.
«I nati digitali leggeranno molti meno libri e giornali, cosa che finirà per incidere sui loro meccanismi di apprendimento». Lo ha dichiarato Eric Schmidt, il capo di Google. Si dice che la nuova generazione sviluppa abilita intellettuali diverse da quelle tradizionali. La tecnologia, in particolare il multitasking, avrebbe il poter di «ricablare» il cervello dei giovani e di generare un'altra specie di umani. Si esagera? Probabilmente. Si sta costruendo il solito raccontino avvincente, finalizzato al solito scoop. Qualcuno ha detto che con le nuove tecnologie ci sono cose che ci guadagnano e cose che si perdono: tra l'altro si perde la capacita di approfondire e di pensare criticamente. E tuttavia altri ribattono che il videogioco migliora le competenze iconografiche.
Ma, tornando al nostro problema, sembra lecito affermare che questo allenamento informati- co, se non è controbilanciato da altri fattori, di- minuisce la capacita di organizzazione sintattica e la capacita di selezionare un lessico adeguato alle situazioni: i due fondamenti di una scrittura chiara, razionale, logica: lo strumento che ha fatto andare avanti il mondo. Almeno finora. D’altra parte, quali esempi di scrittura, interessante, coinvolgente, indicare ai giovanissimi? I romanzi? Ma quali romanzi? Un largo settore della narrativa italiana dei nostri anni e inflazionato, non dirà dalla parolaccia (a quella ci siamo abituati), ma dalla mania di rifare il verso ai verbalmente deprivati, ai grammaticalmente turbati. Esiste un'internazionale della lingua bassa, andante, popolare, colloquiale, orale, gergale. Si sacrifica tutto sull'altare dell’autenticità o di quella che si ritiene essere l’autenticità (non e detto che lo sia veramente).
A questa «autenticità» il telegiornale aggiunge la drammatizzazione forzata, il patetico del tempo che fu, le frasi fatte del retore e dell’imbonitore; altri programmi immettono dosi massicce di banalità e di volgarità. C’è da meravigliarsi se più di qualcosa di questi modelli rifluisce ne- gli elaborati scolastici o diventa moneta corrente nel parlato dei giovanissimi?
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