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Come sviluppare la capacità’ critica dei «nati digitali»?

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 27 febbraio 2010


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Lattuale decadenza dell'italiano scritto nella scuola (e altrove) dipende da più cause.
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Proporne soltanto una è un'ingenuità, spesso di natura ideologica.
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I tagli sul bilancio attuati dal ministero, la sindacalizzazione della scuola, il lassismo di non pochi alunni e genitori, l'influsso del parlato televisivo, i tormentoni della stampa e della pubblicità, l'invasività dell'inglese; queste e altre che si potrebbero facilmente aggiungere, sono tutte concause del fenomeno: sono fattori che non agiscono isolatamente, ma alleandosi tra loro, in varie combinazioni e gradazioni.
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Agiscono uniti per attaccare l’insegnamento della lingua in tutti i suoi livelli.
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Gli effetti di questo attacco si risentono anche nell’università, e ancora nella scrittura pubblica, prodotta da addetti ai lavori e perfino da professionisti.
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Tra queste concause della crisi in atto non ne ho nominata una, che invece merita una particolare attenzione.
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Vediamo di che si tratta.
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«Nato digitale» è un calco dall’inglese «digital born»: indica il giovanissimo o la giovanissima, che sfoglia poche pagine (lo stretto indispensabile), ma in compenso digita molto, fa scorrere il mouse, sfiora lo schermo per ore e ore, senza mai stancarsi.
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Naviga e naviga, ritrova e insegue link con grande facilita, collega e connette.
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Ma quando deve leggere o ascoltare qualcosa d’impegnativo, perde facilmente il filo, si distrae, ha improvvise e frequenti cadute di attenzione, si annoia.
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Questi giovanissimi e giovanissime rappresentano la schiera avanzata dell'esercito dell'«homo zappiens», di colui che è abitua- to a ragionare per collegamenti orizzontali piuttosto che per deduzioni verticali.
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«I nati digitali leggeranno molti meno libri e giornali, cosa che finirà per incidere sui loro meccanismi di apprendimento».
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Lo ha dichiarato Eric Schmidt, il capo di Google.
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Si dice che la nuova generazione sviluppa abilita intellettuali diverse da quelle tradizionali.
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La tecnologia, in particolare il multitasking, avrebbe il poter di «ricablare» il cervello dei giovani e di generare un'altra specie di umani.
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Si esagera?
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Probabilmente.
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Si sta costruendo il solito raccontino avvincente, finalizzato al solito scoop.
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Qualcuno ha detto che con le nuove tecnologie ci sono cose che ci guadagnano e cose che si perdono: tra l'altro si perde la capacita di approfondire e di pensare criticamente.
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E tuttavia altri ribattono che il videogioco migliora le competenze iconografiche.
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Ma, tornando al nostro problema, sembra lecito affermare che questo allenamento informati- co, se non è controbilanciato da altri fattori, di- minuisce la capacita di organizzazione sintattica e la capacita di selezionare un lessico adeguato alle situazioni: i due fondamenti di una scrittura chiara, razionale, logica: lo strumento che ha fatto andare avanti il mondo.
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Almeno finora.
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D’altra parte, quali esempi di scrittura, interessante, coinvolgente, indicare ai giovanissimi?
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I romanzi?
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Ma quali romanzi?
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Un largo settore della narrativa italiana dei nostri anni e inflazionato, non dirà dalla parolaccia (a quella ci siamo abituati), ma dalla mania di rifare il verso ai verbalmente deprivati, ai grammaticalmente turbati.
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Esiste un'internazionale della lingua bassa, andante, popolare, colloquiale, orale, gergale.
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Si sacrifica tutto sull'altare dell’autenticità o di quella che si ritiene essere l’autenticità (non e detto che lo sia veramente).
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A questa «autenticità» il telegiornale aggiunge la drammatizzazione forzata, il patetico del tempo che fu, le frasi fatte del retore e dell’imbonitore; altri programmi immettono dosi massicce di banalità e di volgarità.
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C’è da meravigliarsi se più di qualcosa di questi modelli rifluisce ne- gli elaborati scolastici o diventa moneta corrente nel parlato dei giovanissimi?

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