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Il linguaggio giornalistico nell’ era dell’«infotainment»

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 27 marzo 2009
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page36
Column-


[1]
Ahinoi!
[2]
Un pericolo incombe sulla nostra società: la noia.
[3]
Sono in molti a crederlo: soprattutto gli addetti alla comunicazione di massa.
[4]
Che cosa succede?
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Abituato ai ritmi della televisione, appagato da Internet, divertito dai vari videogiochi entrati nel nostro modo di considerare il mondo, l'uomo di oggi incontra qualche difficoltà a trasformarsi in un lettore attento e paziente.
[6]
Prende in mano un libro o un giornale, ma se il discorso non è breve, facile e divertente, c'è il caso che il nostro uomo si annoi e quindi «cambi canale» rapidamente.
[7]
Bisogna essere brevi e divertenti: questa è la parola d'ordine.
[8]
La televisione ha fatto scuola e questo modello è imitato da molti.
[9]
Gli addetti ai lavori hanno promosso nei media sia la «diversificazione» (cambiare spesso argomento), sia la velocizzazione dei processi di trasmissione dell'informazione.
[10]
Bisogna diversificare, correre e, naturalmente, riprendere i colori e lo stile del piccolo schermo.
[11]
Per chi s'interessa di questi fenomeni la prima cosa da osservare è la moltiplicazione e la contaminazione dei formati e dei generi, causa e, al tempo stesso, effetto dell’allargamento dei temi.
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Il prodotto più visibile di questa contaminazione e l’«infotainment».
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Come dire: caro lettore, ti do le notizie, ma al tempo stesso voglio (anzi devo) divertirti.
[14]
L’addetto ai lavori, quando racconta qualcosa o da un’informazione o giudizio, deve innanzitutto muovere guerra alla noia: di qui la necessita di cambiare di continuo la focalizzazione narrativa per il timore di tediare il lettore o lo spettatore.
[15]
Così la grammatica giornalistica è costretta a coniugare di continuo temi diversi tra loro, a riciclare cose serie in cose meno serie, a saltabeccare tra un argomento e l’altro, mescolando fatti, commenti, battute, ammiccamenti vari.
[16]
Per rincorrere la televisione i nostri quotidiani hanno adottato il «full color» e fotografie di grande formato, che spesso superano l'estensione degli articoli.
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Ma è soprattutto la lingua ad aver cambiato pelle.
[18]
Un tempo esisteva il linguaggio giornalistico: lo si riconosceva subito, anche a distanza.
[19]
Oggi il linguaggio giornalistico c’è e non c’è: appare molto mescolato, frullato con altri linguaggi.
[20]
Vediamo qualche esempio del fenomeno.
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Un tempo i giornali della sinistra italiana erano austeri: discorsi sobri e realistici (anche se non privi di qualche punta retorica), ma nel complesso discorsi concentrati sui fatti.
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Oggi le cose sono cambiate: anche «l’Unità», «Il Manifesto» e «Liberazione» danno grande spazio al divertimento e al gioco linguistico.
[23]
Come negli altri quotidiani, la cronaca è diventata un racconto, pieno di allusioni e di ammiccamenti.
[24]
Nella prima pagina dominano grandi foto.
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I titoli sono giochi di parole, non sempre chiarissimi (presuppongono un lettore di buona memoria).
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Anche «l'Unità» scherza.
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Ecco qualche titolo recente e diventato quasi incomprensibile a distanza di pochi giorni; sono legati ai fatti in modo tale che debbo necessariamente aggiungere una spiegazione: «La scoria / si ripete» (siamo all'indomani dell'accordo Berlusconi-Sarkozy sulla costruzione di centrali nucleari; «scoria» sostituisce «storia»); «Ronda anomala» (gli ausiliari della sicurezza cittadina sono confrontati con l'«onda anomala, lo tsunami).
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Oppure, in «Tuttolibri (supplemento della Stampa) ho letto di recente un breve articolo, scritto da un noto studioso. Ti tolo: «Affrontare i testi a colpi di karatè». Parlando di Gianfranco Contini e di Roberto Longhi, si afferma: «Nelle loro indagini essi erano capaci di sorprendere il punto’segreto, l'ombelico attorno a cui si costituiva l'intero sistema del- lo scrittore o del pittore studiato e li portavano un magistrale colpo di karate». Bella mossa! Ma, perbacco, questo colpo avrà colpito anche i lettori di «Tuttolibri»?

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