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Quando giocare con le parole aiuta ad impararle

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 10 novembre 2009
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page31
Column-


[1]
Una costante nota di divertimento deve essere frammista ai nostri studi, così che diventi possibile concepire l'istruzione come un gioco piuttosto che una fatica...
[2]
».
[3]
Con questa frase di Erasmo di Rotterdam, scritta nel 1497, l'italianista Anthony Mollica apre il suo manuale di «Ludolinguistica e glottodidattica», uno strumento molto utile per lo studio della nostra lingua, soprattutto da parte degli stranieri.
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Di quest'opera, che si spera di poter vedere presto in libreria, esiste per ora un'edizione provvisoria che ho avuto il privilegio di vedere (diciamo così) in anteprima.
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Dell'importanza del gioco nell'insegnamento, come stimolo a provare, confrontare, analizzare, a procedere nell'apprendimento di una lingua (sia la propria lingua sia una lingua straniera), si potrebbero ricordare molte testimonianze.
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Negli ultimi decenni, i giochi con le parole (o, se vogliamo, i «giochi di parole») sono stati utilizzati per proporre quesiti o esercizi divertenti, per saggiare la preparazione dei discenti, per aiutare la loro memoria in certi percorsi impervi della grammatica: in particolare, proprio in quei luoghi della nostra lingua cosparsi di «eccezioni» e di «regole» complesse.
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I giochi aiutano a fare nuove esperienze, a porre ostacoli e a superarli; aiutano soprattutto a fare un gioco di squadra.
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, perché nell'apprendimento di una lingua, come nello sport, il fattore «competizione» gioca un ruolo importante.
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Lo Zingarelli del 1998 definiva la ludolinguistica: «branca della linguistica che si occupa di giochi di parole».
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Se ho visto bene, i nostri dizionari non registrano ancora «ludogramma», termine inventato dal ludolinguista Michele Francipane per indicare sia il «gioco di parole» sia il «gioco con parole».
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Del resto a Milano esiste, dai primi anni Novanta, l’Acca- demia dei Ludogrammatici, che tuttavia sembra avere un'esistenza soltanto virtuale, L'Italia annovera ludolinguisti noti e di successo: S.
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Bartezzaghi, G.
[13]
Dossena, M.
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Francipane, G.
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A.
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Rossi.
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Non dimentichiamo un libro che ha fatto epoca: «I Draghi Logopei» (anagramma di «giochi di parole») della benemerita E.
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Zamponi.
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Le opere ora citate sono rivolte agli Italiani.
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Invece, come dicevo, Anthony Mollica ha pensato soprattutto agli stranieri che vogliono apprendere la nostra lingua.
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Ed ha composto un manuale esauriente, che abbraccia tutto il campo della ludolinguistica.
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Diamo uno sguardo all'indice del volume: si va dall'acrostico e dal mesostico all'anagramma, dalla pista cifrata ai cruciverba, dagli enigmi e indovinelli agli scioglilingua, per arrivare infine ai «veri amici» e ai «falsi amici», senza dimenticare l'umorismo e una serie ricchissima di grafici e di foto provviste di domande e di... tranelli di vario tipo.
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L'apparato iconografico ha una grande importanza nell'apprendimento linguistico: non a caso un capitolo di questo manuale s'intitola «Una immagine vale...1.000 parole».
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I lettori non devono pensare che si tratti sempre di esercizi facili; ve ne sono anche di difficili, eccome.
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Provare per credere.
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Va detto infine che questo è un manuale «simpatico»: si legge con passio- ne, perché rinforza le abilità comunicative, aumenta la capacità d'interagire e fa conoscere «simpaticamente» le strutture della sintassi e i campi lessicali.
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È esclusa ogni prevaricazione: le tecniche di apprendimento qui esposte possono essere usate, senza suscitare problemi, assieme ad altre tecniche di studio della nostra lingua.

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