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Approcci teorici agli errori e come trarne insegnamento

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 09 dicembre 2009


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Si fa presto a dire «errore». Seguendo il politicamente corretto non sarebbe meglio dire, chessò, «peculiarità», «fenomeno evolutivo», «prova di apprendimento»? E allora «ho andato», «se sarei ricco», «ho visto a mia cuggina» sarebbero «peculiarità»? «prove di apprendimento»? La linguista Rosaria Solarino non ci sta e, dopo essersi consultata con eminenti colleghi, ritorna alla tradizione e intitola Imparare dagli errori (Tecnodid, 2009) un suo recentissimo saggio, dove si tenta di conciliare utilmente i diversi «approcci» teorici al- l'errore: sono metodi e pratiche che negli ultimi cinquant'anni hanno fatto il buono e il cattivo tempo nella nostra scuola. Ma quali sono questi «approcci»?

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Sono cinque, spiega Alberto A. Sobrero nella prefazione del volume. 1) «L'errore è un disordine" dell'apprendimento, e per questo l'insegnante lo deve individuare, colpire e affonda- re»; questo affermano i sostenitori dell’approccio «normativo». 2) Per carità, è un errore gravissimo correggere gli errori, rispondono i sostenitori dell'approccio «negazionista»: gli errori sono soltanto tappe di avvicinamento allo standard. 3) Gli errori gravi non sono quelli grammaticali e lessicali, sono gli errori comunicati- vi, che intaccano la «congruenza sociolinguistica»: questo è l'approccio «sociolinguistico». 4) L'errore è una deviazione dallo standard, causata dal dialetto soggiacente: pertanto basta confrontare i diversi sistemi della lingua e del dialetto e si eviteranno gli errori; questo è l'approccio «contrastivo». 5) L'approccio «psicolinguistico» (ma sarebbe meglio chiamarlo ottimi- stico) proclama: inutile correggere gli errori, il tempo e la pratica della lingua, «con lo sviluppo naturale delle capacita cognitive» miglioreranno la lingua degli apprendenti.

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Che cosa è successo in Italia? L'approccio «normativo» ha dominato fino agli anni Settanta: matita rossa e blu, regole da imparare, esercizi, voti numerici ecc. Poi il «sociolinguistico» ha dominato per alcuni anni («ragazzi, attenti agli errori comunicativi... si-dice-così-ma-si-può-dire-anche-così» ecc. ecc.). In seguito, ridimensionata l’efficacia del «contrastivo», è stato il momento degli approcci «negazionista» e «psicolinguista». Pratiche «sdrammatizzanti» e «rassicuranti» (l’ignoranza ha sempre bisogno di massaggi), ma pratiche semplicemente disastrose: «La rassicurazione - scrive Sobrero - si scontrava con una realtà scolastica che era devastata da errori sempre più presenti, sempre più precoci, sempre più pervicaci».

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La situazione è sotto gli occhi di tutti. La scuola incontra gravi difficoltà nell'insegnamento dell’italiano. Ciò ha portato di recente a una polarizzazione: da una parte il ritorno al normativismo, dall'altra, la lode della tolleranza: vale a dire, «il rispetto della creatività, l’elogio della differenza, e via elucubrando».

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Lasciando da parte gli «errori comunicativi», evitando di affrontare il problema della norma, Solarino si concentra su come sia possibile «imparare dagli errori». A tal fine presenta i tratti delle diverse varietà non standard (dia- letti, italiani regionali, italiano popolare) in modo che l'insegnante disponga di un quadro complessivo per osservare, confrontare e... correggere. Si, perché la novità è proprio questa: «esistono dei tratti d'italiano che ... possono considerarsi degli errori da evitare quando si parla o si scrive in certe situazioni e che van- no dunque corretti». Finalmente! Viene la voglia di aggiungere.


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