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LITALIANO SCRITTO, SEMPRE PIÙ «DROGATO» DAL SIMIL-PARLATO
Language column
Plurilingua
Author
Maurizio Dardano
Date
03
febbraio
2009
more header data
[1]
Presentando
a
Londra
la
traduzione
del
suo
romanzo
Come
Dio
comanda
,
Niccolò
Ammaniti
ha
fatto
una
dichiarazione
sulla
quale
è
opportuno
riflettere
.
[2]
A
quanto
riferiscono
i
giornali
le
cose
sono
andate
così
.
[3]
Durante
la
presentazione
all'
Istituto
di
cultura
italiana
una
signora
del
pubblico
domanda
:
«
Le
è
piaciuta
la
traduzione
inglese
?
»
.
[4]
Risposta
dello
scrittore
:
«
Sì
,
eccome
.
A
giudicare
dalle
ottime
recensioni
,
mi
domando
se
il
traduttore
non
abbia
addirittura
migliorato
il
romanzo
»
.
[5]
Certamente
bisogna
essere
grati
ai
traduttori
,
che
svolgono
un
lavoro
difficile
:
soprattutto
quando
si
tratta
di
rendere
in
un'
altra
lingua
il
nostro
colorito
e
imprevedibile
italiano
parlato
.
[6]
Ma
,
scambi
di
gentilezze
e
di
complimenti
a
parte
,
bisogna
essere
chiari
.
[7]
A
me
sembra
che
la
risposta
di
Ammaniti
susciti
qualche
perplessità
per
almeno
due
ragioni
:
1
)
lo
scrittore
dà
un
giudizio
sulla
traduzione
inglese
fondandosi
,
non
su
una
lettura
diretta
del
testo
,
ma
sulle
recensioni
.
[8]
Diciamo
che
si
fida
dei
recensori
,
ma
non
si
preoccupa
di
controllare
se
la
traduzione
è
fedele
,
efficace
,
espressiva
ecc
.
;
2
)
riconoscere
che
la
traduzione
è
migliore
dell'
originale
significa
ammettere
che
quest'
ultimo
presenta
qualche
difetto
che
il
traduttore
ha
eliminato
.
[9]
Sarebbe
utile
conoscere
quali
sono
,
secondo
l'
autore
,
tali
difetti
.
[10]
Qui
mi
sembra
che
ritorni
un
fenomeno
frequente
nel
nostro
orizzonte
civile
e
culturale
:
la
proclamazione
della
superiorità
dell'
inglese
sull'
italiano
.
[11]
Poiché
è
un
fenomeno
che
riguarda
soprattutto
i
giovani
o
coloro
che
si
sentono
giovani
,
io
proporrei
una
semplice
etichetta
:
«
anglomania
juvenilis
»
.
[12]
In
verità
,
ci
sono
illustri
precedenti
.
[13]
È
accaduto
a
più
riprese
che
noti
personaggi
del
mondo
della
cultura
si
siano
impegnati
in
volenterosi
lodi
della
lingua
inglese
(
la
cui
conoscenza
,
ahinoi
,
è
attestata
in
Italia
su
livelli
piuttosto
modesti
,
rispetto
ad
altri
Paesi
dell'
Europa
occidentale
)
.
[14]
Nel
1980
il
sociologo
Francesco
Alberoni
proponeva
di
abbandonare
l'
italiano
,
negli
usi
pubblici
,
a
favo-
[15]
re
dell'
inglese
.
[16]
Nel
corso
di
un’
intervista
rilasciata
del
1996
Gino
Paoli
dichiarò
:
«
Di
fronte
a
questa
canzone
mi
sono
scontrato
con
un
problema
nuovo
:
As
time
goes
by
è
un
motivo
strettamente
legato
a
Casablanca
,
quintessenza
del
romanticismo
,
di
un
concetto
alto
d'
amore
non
come
possesso
ma
come
supremo
sacrificio
per
la
persona
amata
.
Ebbene
,
ho
scoperto
che
la
lingua
italiana
non
era
abbastanza
romantica
per
cantare
tutto
questo
.
E
ho
dovuto
ricorrere
al
napoletano
»
.
[17]
Affermazione
che
lo
scrittore
Erri
DeLuca
avrebbe
certamente
sottoscritto
:
il
napoletano
sa
dire
cose
che
l'
italiano
non
può
dire
.
[18]
Potrei
citare
altre
illustri
testimonianze
.
[19]
Ma
mi
fermo
qui
,
perché
un
dubbio
mi
assale
.
[20]
Non
sarà
per
caso
che
a
questo
disgusto
per
l’
italiano
dia
il
suo
contributo
negativo
un
uso
non
buono
dell'
italiano
e
perfino
una
conoscenza
per
così
dire
non
ottimale
della
nostra
lingua
?
[21]
In
effetti
la
lingua
della
nostra
più
recente
narrativa
appare
,
nella
maggior
parte
dei
casi
,
«
drogata
»
da
robuste
iniezioni
di
parlato
informale
,
di
simil-parlato
,
che
vorrebbe
rendere
il
senso
di
un
autentico
,
di
un
reale
guadagnato
a
buon
mercato
e
che
invece
diventa
spesso
il
segno
di
una
debole
retorica
postmoderna
.
[22]
Anni
fa
,
molto
opportunamente
,
il
linguista
Gian
Luigi
Beccaria
mise
in
luce
una
«
pressione
dissestante
dell’
orale
sullo
scritto
»
:
fenomeno
che
ha
fatto
seguito
all’
avvicinamento
tra
i
due
piani
del
parlato
e
dello
scritto
e
che
in
Italia
è
avvenuto
con
ritardo
rispetto
ad
altri
paesi
dell'
Europa
occidentale
.
[23]
All'
ondata
di
parlato-informale-autentico
mossa
dai
giovani
scrittori
gli
editor
delle
case
editrici
(
i
loro
interventi
si
sono
infittiti
negli
ultimi
tempi
)
hanno
tentato
di
opporre
qualche
rimedio
:
ma
l'
ondata
non
si
lascia
«
calmierare
»
.
[24]
E
così
il
romanzo
di
Ammaniti
comincia
con
la
più
celebre
esclamazione
,
sì
,
proprio
quella
!
posseduta
dall'
italiano
.
[25]
Il
traduttore
inglese
sarà
riuscito
a
migliorarla
?
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