Sentence view

Per capire i problem della scrittura scolastica

Language columnPlurilingua
AuthorMaurizio Dardano
Date 02 maggio 2009
NewspaperCorriere del Ticino
Publication placeMuzzano
Publication countryItalia
Page28
Column-


[1]
Ad assestare un buon colpo all'insegnamento della lingua scritta nella scuola secondaria italiana ha provveduto negli ultimi quarant'anni una politica incerta, mutevole, di volta in volta malata di sessantottismo, infatuata per metodi per lo più mal digeriti (strutturalismo, generativismo, semiotica, sociolinguistica), sostenuta da forzature ideologiche e da programmi velleitari.
[2]
I fatti sono ben noti, ma fa piacere rivederli trattati e spiegati in un bel libro di Luca Serianni e di Giuseppe Benedetti, Scritti sui banchi.
[3]
L'italiano a scuola tra alunni e insegnanti (Roma, Carocci, 212 pp.).
[4]
Ai primi anni Settanta del secolo scorso risale la revisione del concetto di «errore», che è inteso come una fuga creativa dall'aridità delle regole della grammatica.
[5]
Invece di essere innovata in profondità e con discernimento, la didattica linguistica è soggetta a mode culturali e a volenterose politicizzazioni.
[6]
Travisamenti ed esagerazioni hanno prosperato a lungo.
[7]
I concetti di «lingua standard» e di «norma linguistica» sono stati contestati a vantaggio del liberismo linguistico e, nel migliore dei casi, a vantaggio di una malintesa pluralità degli usi della lingua, delle varietà regionali e dei dialetti.
[8]
Il tema tradizionale è stato liquidato come il residuo di quelle esercitazioni retoriche in voga nei collegi gesuitici del Seicento (ma perché chiamare in causa soltanto loro?).
[9]
Alla fine degli anni Novanta si proponeva agli studenti una pluralità di prove scritte: accanto al tema «tradizionale», l'analisi di un testo (peraltro già esistente), l'articolo di giornale e il saggio breve.
[10]
Ad atterrire sono soprattutto due aspetti di questa presunta rivoluzione.
[11]
Il modello generale della comunicazione è applicato in modo ferreo al contesto scolastico: è tutto un pullulare di «mittenti», «destinatari», «messaggi», «codici», «referenti».
[12]
Al tempo stesso, gli studenti sono guidati scrupolosamente (troppo scrupolosamente) in tutte le operazioni della scrittura: «scalette», «verifiche», «progetti di prova», «esercizi propedeutici», «analisi guidate», «analisi strutturali», «fasi operative»...
[13]
Questa didattica invadente finisce in molti casi per disorientare trasformando tutto in un meccanismo fine a stesso.
[14]
Proprio il contrario di quella «creatività», un po' ingenuamente invocata negli anni Settanta.
[15]
Veniamo ai pasticci creati dai politici, in particolare, nel settore «criteri di valutazione».
[16]
«È stata rilevata leggo alla p. 46 la scarsa chiarezza, per non dire la confusione, nei documenti ufficiali della riforma del ministro Berlinguer, riguardo al concetto di standard",
[17]
fino alla denuncia dei paradossali standard non standardizzati"».
[18]
A questo punto, verrebbe voglia di parlare dell'azzeccagarbuglismo ministeriale e del generale spirito d'improvvisazione che governa riforme improvvisate e casuali inversioni di marcia.
[19]
La seconda parte del saggio è occupata da una serie di proposte operative, presentate con una serietà del tutto priva di enfasi.
[20]
Ecco i titoli di alcuni capitoli: «Come e cosa correggere?», «La gerarchia degli errori e la coerenza testuale», «Correzioni idiosincratiche» (ovvero «In un certo numero di casi, l'intervento non ha nessun fondamento normativo, se non nel personale gusto dell'insegnante»), «Come evolvono lingua e stile degli studenti liceali?».
[21]
Insomma un libro equilibrato, che ci aiuta a capire i problemi della scrittura scolastica e che propone qualche utile rimedio.

Text viewParagraph view