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Salvatore Claudio Sgroi, linguista dell’Università di Catania, dedica un vivacissimo e originale libro, Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana, pp. 412. Euro 18,00), al linguaggio del Pontefice. L’italiano deve molto ai Papi: è ancora una lingua internazionale grazie alla presenza del Vaticano. Da tutto il mondo arrivano a Roma religiosi e pellegrini. I Pontefici, anche quando non sono italiani, usano la lingua di Dante. I papi si sottraggono alla dittatura dell’inglese. Il libro di Sgroi, che è una completa disamina dell’italiano contemporaneo, si apre con una forte difesa dei presunti “errori” nell’uso dell’italiano da parte di papa Francesco, a cominciare da “la corruzione spuzza”, usato a Napoli il 21 marzo 2015. “Spuzza” viene dal piemontese, dagli antenati di Bergoglio. Poi ci sono i neologismi, quali “nostalgiare” e “mafiarsi”; e, ancora, Sgroi racconta le polemiche su “allevi” (“alleviare”) con una o due “i”, ed è abilissimo nel difendere lo stile colloquiale del Papa, mostrando la forza dei suoi messaggi. Sgroi si fa beffe dei puristi e cerca la verità della comunicazione, usando titoli, assai spiritosi, come “Il Papa è infallibile anche sul congiuntivo”.
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