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Caterina di Lustro di Forìo (Ischia) chiede che cosa significa “tra il lusco e il brusco” e quando si adoperi. Non si adopera mai, perché non sarebbe più intesa, trattandosi di un’espressione toscana letteraria che ha conosciuto una certa fortuna nel Novecento, uscendo dalla penna di Pascoli, Palazzeschi, Tecchi. Indica una situazione di luce incerta, in cui non si discerne ciò che si cerca di vedere. Il Fanfani spiegava così: “Mezzo al bujo, Quando è già avviata la notte, e non è ancora comparso il mattino”. Si trova anche nel romanesco del Belli. Il “lusco” vale qui “oscuro”, e “brusco” forse vale “rannuvolato”, ma le due parole stanno assieme per amor di rima. Significativa la domanda di Emilio Dalle Mule di Santa Giustina (Belluno), che non ama “lo pneumatico/gli pneumatici”, cioè condanna la forma canonica un tempo raccomandata da tutti i grammatici. Il gruppo pn- di origine greca non è italiano, e produce il medesimo effetto di s impura, gn- e ps-, ma oggi “il pneumatico” si è diffuso, tanto che la forma giusta “lo” pare ora sbagliata: l’ex errore sta diventando norma.
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