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QUESTO “A ME” NON VALE AFFATTO UN “MI”

Language columnParlare e scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 17 luglio 2016
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeAlba
Publication countryItalia
Page109
Columncolonna 3


[1]
Il professor Giuseppe Caprara di Noepoli (Potenza) chiede come mai non solo l’italiano parlato (ascoltato soprattutto in Tv), ma anche l’italiano scritto, che dovrebbe essere più curato, esibisca talora come forme: A me colpisce., A me lusinga, A me sorprende e così via, con verbi transitivi.
[2]
Mi sbaglio io a ritenere che si tratti di una forma scorretta?, domanda il lettore.
[3]
Poi passa a denunciare un altro strafalcione: Noi vedavamo, voi temavate con verbi di seconda coniugazione.
[4]
Quest’ultimo è un uso popolare, modellato sulla prima coniugazione, la più comune.
[5]
L’errore precedente, invece, fa capolino nell’uso dei presunti istruiti, entra persino nei libri.
[6]
La cosa si fa grave.
[7]
L’errore imperversa, tanto che il quesito è stato già posto al Corriere della Sera ed è stato discusso ampiamente nel sito www.immaginaria.net/parla-come-mangi/chiama-a-francesco, dove si una spiegazione, facendo riferimento all’estensione indebita del costrutto mi piace/a me piace, mi pare/a me pare, dove mi vale a me.

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