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Maarten Janssen, 2014-
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Il battesimo dell’elettrolettera
Language column
Parlare e Scrivere
Author
Claudio Marazzini
Date
29
novembre
1998
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[1]
La
lettera
di
Carlo
Geloso
di
Torino
è
di
quelle
che
possono
sollecitare
l'
amor
proprio
di
chi
tiene
una
rubrica
come
questa
che
conduco
su
FC
.
[2]
Il
lettore
mi
fa
sapere
che
mesi
fa
,
nel
corso
di
una
trasmissione
radiofonica
di
Radiotre
(
“
Vocabolariando
”
)
,
si
è
parlato
di
me
come
dell'
“
introduttore
”
del
neologismo
elettrolettera
al
posto
di
email
.
[3]
In
quell'
occasione
si
è
discusso
dell’
etimologia
di
questo
nuovo
termine
,
del
modo
con
cui
l'
ho
formato
.
[4]
Non
nascondo
che
ogni
linguista
ha
l'
ambizione
di
coniare
una
parola
nuova
per
la
propria
lingua
.
[5]
Il
mio
maestro
Gian
Luigi
Beccaria
si
vanta
a
volte
(
lui
così
schivo
)
di
aver
lanciato
il
pensatoio
durante
“
Campanile
sera
”
.
[6]
Bruno
Migliorini
riuscì
a
imporre
il
bellissimo
regista
al
posto
di
régisseur
prestito
francese
,
e
collaborò
a
imporre
autista
per
chauffeur
.
[7]
Ce
la
farà
l'
elettrolettera
?
[8]
Io
stesso
sono
un
po'
scettico
di
fronte
alla
mia
trovata
.
[9]
Non
mi
pare
che
il
termine
vada
imponendosi
,
ciò
che
è
necessario
nel
caso
di
innovazioni
linguistiche
,
le
quali
si
affermano
solo
grazie
al
consenso
collettivo
.
[10]
L'
email
domina
al
punto
che
io
stesso
non
ho
il
coraggio
di
usare
davvero
e
sempre
elettrolettera
,
oltre
al
resto
parola
un
po'
troppo
lunghetta
.
[11]
Se
provassimo
con
elettera
,
magari
nella
grafia
e-
let
t
era
?
[12]
Di
padre
in
figlio
[13]
Già
tempo
fa
ebbi
modo
di
discorrere
con
il
lettore
Nereo
Liverani
di
Firenze
sulla
legittimità
dell'
espressione
“
da
p
a
dre
in
figlio
”
usata
al
posto
di
“
di
padre
in
figlio
”
.
[14]
Risposi
allora
motivando
la
mia
scelta
per
la
correlazione
“
di
.
.
.
in
”
in
nome
della
tradizione
letteraria
,
che
ci
indica
quella
soluzione
,
non
l
‘
altro
.
[15]
Ora
il
lettore
torna
a
scrivermi
per
difendere
la
“
modernità
”
di
“
da
.
.
.
in
”
,
che
sarebbe
meno
ripetitivo
.
[16]
Ciò
che
viene
giudicato
ripetitivo
,
a
me
pare
contrario
alla
simmetria
,
e
quindi
ribadisco
la
mia
scelta
,
questa
volta
non
in
nome
del
principio
di
autorità
degli
“
scrittori
approvati
”
,
come
si
diceva
un
tempo
,
ma
in
nome
della
logica
,
del
sistema
e
dell’
esprit
de
géométrie
.
[17]
Ritengo
sia
più
elegante
dire
“
di
padre
in
figlio
”
,
co
sì
come
si
dice
,
per
converso
,
“
da
cantica
a
cantica
”
.
[18]
Di
è
correlativo
a
in
,
da
lo
è
ad
a
.
[19]
Perdere
la
Trebisonda
[20]
Quando
ci
siamo
soffermati
su
questo
modo
di
dire
,
ben
vivo
,
ma
di
incerta
etimologia
,
diversi
lettori
hanno
cercato
di
aiutarci
nella
spiegazione
della
sua
origine
.
[21]
Abbiamo
riconosciuto
l'
interesse
dell'
ipotesi
che
lo
riporta
ai
poemi
cavallereschi
medievali
,
pur
sollevando
dubbi
,
per
il
fatto
che
il
modo
di
dire
non
ha
attestazioni
antiche
note
.
[22]
Va
però
ribadito
che
la
spiegazione
raccolta
da
Giovanna
De
Marco
,
udita
da
una
guida
,
durante
il
viaggio
in
Turchia
(
cioè
:
il
faro
di
Trebisonda
,
che
guida
i
naviganti
nel
Mar
Nero
)
,
è
frutto
di
fantasia
(
ci
sono
fin
troppi
fari
nel
Mediterraneo
,
più
celebri
di
quello
di
Trebisonda
)
.
[23]
Anche
la
colta
spiegazione
,
proposta
da
un
lettore
romano
che
non
si
firma
,
non
mi
convince
.
[24]
Il
lettore
pensa
all’
Anabasi
di
Senofonte
,
e
alla
funzione
salvifica
di
Trapezunte
,
poi
Trebisonda
.
[25]
Perché
non
si
sarebbe
imposto
,
allora
,
il
nome
greco
?
[26]
Per
via
delle
traduzioni
,
pensa
il
mio
interlocutore
.
[27]
Ma
molte
traduzioni
avranno
appunto
conservato
il
nome
greco
,
e
le
altre
non
saranno
state
così
celebri
e
popolari
da
imporre
un
modo
proverbiale
che
del
resto
compare
solo
in
epoca
moderna
.
[28]
A
mio
giudizio
il
suono
un
po’
favoloso
di
“
Trebisonda
”
ha
una
parte
non
irrilevante
nella
fortuna
del
modo
di
dire
.
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