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La traiettoria affettata

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 26 aprile 1998


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Ernesto Giannini di Genova mi dice che il radiocronista Verna durante l'incontro Napoli-Empoli avrebbe definito affettata la traiettoria del pallone.
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Neologismo sportivo?
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Spiritosa invenzione?
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- si chiede il lettore.
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Mi pare un uso raffinato, stilisticamente rilevante, anche se inconsueto, per designare una traiettoria calcolata in maniera speciale, un tiro tecnicamente difficile.
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Aggettivo non banale, certo: lo stile è appunto scarto dalla norma, uscita dalla dimensione comune.
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Tabù e frutta
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Ricordate lo spiritoso signor Curiosini, quello che l’anno passato ci sfidava a spiegare il maschile del frutto del fico, convinto di gettarci nel panico?
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Rispondemmo senza preoccupazioni.
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Ora l'avv.
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Antonio Caratzu di Oristano fa notare, come codicillo a quella discussione, che non è poi così insolito trovare frutti maschili: il dattero, il limone, l'ananasso...
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Certo.
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Tuttavia è vero che sul fico ha pesato un tabù linguistico, come scrivemmo.
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Del resto è il tabù che ancora pesa, irrisolto, sul signor Curiosini.
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Essere collaborati da...
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Interessantissima la segnalazione di Adelia Belmondo di Torino, la quale mi spedisce un organigramma di non so quale ditta o società, in cui compare il verbo collaborare al passivo: l'ing. Ruzzuti è collaborato dall’arch. Longhin.
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Collaborare è verbo intransitivo, e come tale non può avere il passivo.
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Eppure sono quasi sicuro che l’innovazione non è isolata.
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Deriva da una sovrapposizione di collaborare e di coadiuvare (questo , transitivo).
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Composti di dire
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Adriana Baggi di Milano ricorda che tempo fa discutemmo sulla classificazione di dire nella seconda o nella terza coniugazione, e prende lo spunto da quel dibattito per lamentare che Piero Negri su FC 34/1997, p.
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115, abbia usato indirono al posto del regolare indissero.
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È un errore simile a malediamo per malediciamo, osserva la lettrice, e ha pienamente ragione, perché i composti di dire si coniugano come dire, e quindi devono ricollegarsi a dissero e diciamo (dirono non esiste, e diamo è forma del verbo dare, per cui malediamo vale diamo il male, non diciamo maledizioni).
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La lettrice ha ragione, anche se si vede bene che queste forme errate vanno imponendosi gradatamente, perché la gente ormai non si accorge più che quei verbi sono composti di dire, e li sente come completamente indipendenti, dunque li normalizza.
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Si tratta, per ora, di forme semicolte, respinte dalla norma.
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Andrea: donna o uomo?
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Rosanna Lazzari di Sabbio Chiese (Brescia), mesi fa, mi ha chiesto consiglio per la scelta del nome del suo nascituro.
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Credo che il mio ritardo nella risposta rischi di renderla ormai inutile.
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Meglio così, forse, perché non voglio influenzare troppo le mamme, con la mia preferenza peri nomi tradizionali (i miei figli si chiamano Anna e Marco! Niente Deborah, Christian e altri esotismi, scelte assolutamente fuori luogo, per i miei gusti).
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Nella nostra tradizione Andrea è maschile, nonostante finisca in-a.
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Nella tradizione anglosassone il nome va bene per tutti: boy's or girl’s given name, secondo il Webster (e un given name è a name given to a person at birth or at baptism).

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