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Maarten Janssen, 2014-
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Esperanto obbligatorio. Ma quale?
Language column
Parlare e Scrivere
Author
Claudio Marazzini
Date
15
aprile
1998
more header data
[1]
Le
pur
brevi
osservazioni
sull’
esperanto
comparse
nella
nostra
rubrica
hanno
sollecitato
l’
intervento
di
diversi
sostenitori
di
questa
lingua
,
i
quali
reagiscono
negativamente
di
fronte
all’
affermazione
che
si
tratti
di
una
lingua
artificiale
.
[2]
Se
cercherete
la
voce
esperanto
nel
Dizionario
di
linguistica
diretto
da
G
.
[3]
L
.
[4]
Beccaria
,
edito
da
Einaudi
,
troverete
appunto
un
rinvio
a
“
Lingua
artificiale
”
.
[5]
Il
paragrafo
sull’
esperanto
in
The
Cambridge
Encyclopedia
of
Language
,
tradotta
in
italiano
a
cura
di
P
.
[6]
M
.
[7]
Bertinetto
per
l’
editore
Zanichelli
,
sta
nel
capitolo
Lingu
e
artificiali
.
[8]
Inutile
,
quindi
,
prendersela
con
la
nostra
rubrica
,
la
quale
ha
semplicemente
assunto
un
dato
di
fatto
scontato
.
[9]
Tra
coloro
che
hanno
scritto
,
c’
è
Federico
Gobbo
,
di
23
anni
,
laureando
in
Esperantologia
presso
la
Facoltà
di
Scienze
della
Comunicazione
di
Torino
.
[10]
«
Non
c’
è
dubbio
che
l’
esperanto
sia
stato
creato
a
tavolino
,
nel
1887
,
più
di
cento
anni
fa
»
,
scrive
Federico
nella
sua
intelligente
e
gentilissima
lettera
.
[11]
«
Tuttavia
la
locuzione
“
lingua
artificiale
”
,
di
matrice
anglofona
,
è
quanto
mai
ambigua
,
perché
accomuna
le
lingue
inventate
ai
linguaggi
di
programmazione
per
compiuter
(
non
è
un
errore
di
battitura
…
)
e
fa
pensare
a
qualcosa
di
freddo
,
meccanico
,
morto
.
Già
Bruno
Migliorini
spiegava
che
tutte
le
lingue
hanno
qualcosa
di
artificiale
,
e
l’
esperanto
è
solo
un
po’
più
artificiale
delle
altre
.
Inoltre
,
Alessandro
Bausani
nel
suo
Le
lingue
inventate
ha
mostrato
come
l’
invenzione
linguistica
sia
qualcosa
di
estremamente
…
naturale
!
Dal
tedesco
Plansprache
in
interlinguistica
si
è
affermato
negli
anni
Settanta
il
termine
“
lingua
pianificata
”
:
esso
rimanda
a
quelle
lingue
ad
alto
grado
di
pianificazione
come
il
malese
indonesiano
,
il
kiswahili
e
il
neoebraico
.
È
la
nostra
cultura
occidentale
che
considera
la
lingua
qualcosa
di
naturale
(
come
fosse
una
piantina
)
,
quando
invece
è
il
prodotto
culturale
per
eccellenza
(
perciò
arte-fatto
,
cioè
fatto
ad
arte
dall’
uomo
)
!
»
.
[12]
Flavia
Dal
Zilio
,
vicepresidente
della
Gioventù
Esperantista
Italiana
,
chiede
al
nostro
Direttore
:
«
Trova
giusto
che
la
Comunità
Europea
,
con
tanti
popoli
di
grande
cultura
,
sia
ancora
succube
dell’
uso
dell’
inglese
?
»
.
[13]
In
maniera
analoga
,
lo
studente
Federico
Gobbo
afferma
:
«
Un’
occasione
forse
unica
è
rappresentata
dall’
Unione
Europea
:
da
un
lato
la
parità
linguistica
,
dall’
altro
gli
alti
costi
,
impongono
la
scelta
di
una
“
lingua
tetto
”
come
ponte
per
le
traduzioni
e
da
insegnare
nelle
elementari
come
prima
lingua
straniera
.
Questa
lingua
non
può
essere
né
l’
inglese
,
né
l’
italiano
,
perché
scelte
simili
avvantaggerebbero
alcuni
a
scapito
di
altri
.
L’
esperanto
è
qui
più
che
collaudato
,
senza
problemi
teorici
rilevanti
»
.
[14]
Per
finire
,
vi
propongo
una
lettura
:
il
Dizionario
delle
lingue
immaginarie
edito
da
Zanichelli
,
in
cui
troverete
l’
esperanto
,
l’
esperanto
II
,
l’
esperanto
rifornita
,
l’
Ido
,
il
Nov-Ido
,
l’
esperanto
simpligita
,
l’
Esperantuisho
,
il
Nov
-esperanto
,
il
Latin-esperanto
…
[15]
Tra
tanti
esperanti
,
quale
sceglieremo
?
[16]
La
metropolitana
abbreviata
[17]
G
.
[18]
C
.
di
Salerno
,
che
preferisce
l’
anonimato
,
se
la
prende
con
il
vocabolario
Zingarelli
,
che
avrebbe
registrato
solo
la
voce
métro
per
“
metropolitana
”
,
ciò
che
comporterebbe
la
confusione
con
l’
unità
di
misura
.
[19]
In
realtà
lo
Zingarelli
registra
anche
la
voce
metrò
,
alla
francese
,
ma
il
lettore
è
stato
depistato
dalla
grafia
.
[20]
Lo
Zingarelli
mette
a
lemma
mètro
,
dove
la
e
porta
accento
acuto
,
ad
indicare
la
pronuncia
stretta
,
secondo
la
grafia
d’
oltralpe
.
[21]
Subito
dopo
il
vocabolari
o
z
anichelliano
dà
la
trascrizione
fonetica
,
tra
due
barre
:
/me’
tRo/
;
l’
apostrofo
precede
la
sillaba
tonica
,
e
la
R
in
maiuscoletto
è
uvulare
.
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