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Piero Neuhold di Genova se la prende con la traslitterazione dal russo del grande musicista Čajkovskij, trovata in FC n. 44 a pag. 149. «Ho sempre pensato», afferma il lettore, «che la miglior forma di traslitterazione dei nomi da altri alfabeti all’alfabeto latino fosse quella che rende la pronuncia dell’originale…Io scriverei Ciaicovschi, non con una ̴̴ sulla C, che in italiano non ha significato». Ho verificato con cura l’articolo di FC 44, e posso dire che il sig. Neuhold ha visto male, o è stato tradito, quando mi ha scritto, dalla testiera del suo computer. Infatti FC non ha mai stampato il nome del musicista russo con una simile tilde sovrapposta alla C. La (o “il”: maschile o femminile, come si preferisce) tilde è appunto il segno ̴ , usato in certi alfabeti diversi dal nostro, ad esempio in quello spagnolo, per indicare ciò che noi scriviamo con gn: così nell’ispanico niño. In realtà FC ha usato una C sulla quale è stato posto un altro segno fonetico, un accento circonflesso rovesciato: ̌. Detto questo, si deve ammettere che la traslitterazione, cioè la trascrizione da un alfabeto non latino al nostro, è faccenda complicata. I casi più frequenti sono dal greco e dal cirillico. Che criteri si applicano? La più comune tabella di conversione si trova (sostanzialmente identica) nel DOP, nell’enciclopedia Rizzoli-Larousse, nel Manuale di stile di R. Lesina (Zanichelli), nel Webster’s Dictionary americano ecc. Basta consultarla per vedere che il nostro giornale ha applicato la soluzione più comune, suggerita proprio dagli slavisti. Il lettore ha ragione, tuttavia, quando rimprovera a questa traslitterazione una scarsa trasparenza rispetto alle abitudini di chi usa la grafia italiana. Non per nulla la citata tabella prevede diverse oscillazioni. Possiamo scrivere anche Ciaikovski, Tchaîcovsky, Tschaikowski ecc. L’affricata palatale può essere resa in molti modi, con ć, č, ci, ç, ch, tch, tj, tsch, tsh... Non è detto, come afferma il lettore molto perentoriamente, che la grafia più vicina all’italiano sia la migliore. Gli slavisti hanno proposto traslitterazioni internazionali, che hanno il pregio o l’ambizione di valere per molte lingue. L’hanno fatto proprio per evitare che un cognome russo diventi in ogni lingua diverso. Quando ci sono forti oscillazioni, è inevitabile che i gusti individuali abbiano spazio e diritto di manifestarsi, ma va ribadito che FC non ha compiuto una scelta strana o inconsueta, ma si è attenuta alla norma prevalente, o perlomeno ad una delle più diffuse convenzioni.
Andare a spasso con Moravia, “montagna montagna”
Ha ben ragione Alfonso Leone, e c'era da aspettarselo, perché non si tratta di un comune lettore, ma di un vero esperto, un “addetto ai lavori”, autore di saggi e pubblicazioni su termini linguistici. Dopo aver letto il mio commento sul montagna montagna di Moravia (in FC n. 42), il professor Leone mi ha scritto per formi notare che la forma usata nella Ciociara non è senza precedenti: diversi autori hanno parlato della duplicazione del sostantivo con i verbi di movimento, in espressioni come andare terra terra, navigare riva riva, andare costa costa ecc. La trattazione più completa è nella Grammatica di Rohlfs (§411), la quale si rivela, come al solito, eccellente e ricchissima di indicazioni. Vedo però che andare montagna montagna non ricorre tra gli esempi citati, ma si dice che «quanto più si procede verso mezzogiorno, tanto più si fa quest’uso». Ciò confermerebbe la mia ipotesi di un calco sul dialetto, un calco che il Battaglia avrebbe fatto bene a registrare tra i suoi esempi, proprio in quanto inedito nella tradizione letteraria.
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