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“Bada come parli” è stato assolto

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 8 aprile 1998
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1


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In FC n.
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9 del giorno 11 marzo, rispondendo alla lettrice Edith Von Lutz di Milano, sono ritornato sul tema della legittimità dell’espressione bada come parli.
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È proprio questione che fa discutere: il collega Salvatore Carlo Sgroi si è subito messo in contatto con me per segnalarmi non solo che la sua rubrica sul giornale La Sicilia si intitola proprio Bada come parli, ma anche per mettermi al corrente di una polemica intercorsa con un altro studioso siciliano esperto di questioni linguistiche, Alfonso Leone.
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Non posso, per ragioni di spazio, spiegare nel particolare le tesi dei due specialisti, mi limiterò a riassumere a grandi linee: Leone preferisce il costrutto bada a come parli, ritenendolo più logico, è interpreta la mancanza di a come frutto dell’incontro tra a e come: «La preposizione che segue il verbo reggente, venendo a trovarsidavanti a una congiunzione (anche se in realtà regge l’intera frase dipendente) può sentirsi fuori di proposito (in un parlare almeno immediato e alla buona), e il verbo reggente conservare l’uso assoluto».
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Salvatore Carlo Sgroi, da parte sua, ha condotto un’ampia ricognizione nei vocabolari italiani, verificando la contraddittorietà degli stessi su bada come parli: alcuni lo ammettono, altri non lo registrano, altri registrano entrambe le possibilità.
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Sgroi analizza la questione osservando che il bada ha valori e costrutti diversi.
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Lo troviamo con l’a, ma spesso anche senza: 1) badare più nome o pronome, con a: badare alla casa; 2) badare più a più infinitiva: badare (=pensare) a lavorare; 3) badare più a/di più infinitiva: bada di star bene; 4) badare più a più relativa: bada a ciò che fai; 5) badare più causale: bada che scivoli; 6) badare più consecutiva: bada che non scivoli; 7) badare più finale: bada perché/che non scappi; 8) badare più dubitativa: bada se il latte bolle.
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Come, in quanto congiunzione relativa, significa il modo in cui.
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Ecco perché Sgroi ritiene che sia perfettamente legittimo l’uso con badare senza l’a.
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Il grande linguista Nencioni, da parte sua, ha ipotizzato una spiegazione più semplice: in bada come parli, badare sarebbe verbo vicario (cioè sostituto) di guardare.
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Quindi: guarda come parli, da cui bada come parli.
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A questo punto, chi avrà ancora il coraggio di condannare bada come parli?
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Ci sono anzi molte e diverse ragioni per considerarlo legittimo.
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La scelta tra le due forme, come e senza a, ovviamente, resta libera.
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Se senza congiuntivo
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Un lettore della provincia di Messina, che preferisce restare anonimo, si riallaccia alla puntata di FC nella quale dissi che il condizionale ricorre legittimamente dopo il se, nell’interrogativa indiretta.
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Il lettore cita il seguente caso, ritenendo che esso debba ampliare la casistica da me indicato: «il contadino, dopo aver impartito disposizioni al bracciante, si siede dietro un cespuglio per verificare se il bracciante si sarebbe attenuto».
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La frase è inesatta.
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Bisognava scrivere si siede per verificare se si atterrà, oppure si sedette per verificare se si sarebbe attenuto.
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In ogni modo anche questo è il caso di un’interrogativa indiretta, retta dal verbo verificare (analogo a sapere, vedere ecc.).
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Abolizione del che
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Il medesimo lettore che chiede se è possibile e legittimo abolire il che nelle frasi oggettive: credo (che) sia vero.
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L’abolizione o ellissi del che è perfettamente legittima, in certi casi quasi obbligatoria, per evitare l’accumularsi dei che nelle subordinate di secondo grado: «Si aprirebbero situazioni che non nascondo (che) sarebbero difficili».

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