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Correggiamo Don Milani

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 6 dicembre 1998
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1


[1]
Il prof.
[2]
Giuseppe Arca di Cagliari mi invia un fax per segnalare che in un’edizione delle Lettere alla mamma di don Milani, a cura di Giuseppe Battelli, per i tipi della casa editrice Marietti, è stata introdotta la forma lascieranno, con la i, al posto dell’originale grafia del sacerdote, che era lasceranno.
[3]
Il curatore del testo ha dato una spiegazione, riportata dal prof.
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Arca.
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Eccola: «Laddove espressioni particolari avrebbero potuto indurre il lettore a sospettare un semplice errore di stampa, si è riprodotta nel testo la forma più consueta, segnalando peraltro la forma presente nel manoscritto».
[6]
Il lettore vuole sapere che cosa ne penso.
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Prima di tutto mi pare che il curatore del libro ci garantisca scrupolosamente di aver dato conto in ogni caso della grafia originale del famoso educatore della scuola di Barbiana.
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Almeno di ciò non ci possiamo lamentare.
[9]
Certo, però, l’applicazione scelta pare un po’ pedantesca e invadente.
[10]
Una forma come lasceranno senza la i non è così strana e inusuale, anzi la forma strana e inusuale è verosimilmente proprio quella con la i, introdotta dal curatore.
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Persino un purista come Gabrielli non aveva dubbi: «i verbi con l’infinito in -ciare, -giare e -sciare persona la i della radice dinanzi alle desinenze comincianti con e o con i, essendo quella i un puro segno ortografico per dare alla c o alla g della radice il suono palatale dinanzi alle desinenze comincianti con a o con o».
[12]
Identica opinione è espressa dall’ottima grammatica di Dardano-Trifone, dal Disc ecc. ecc.
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Effigie o effige, ma deficiente
[14]
Giovanni Duro di Catania chiede quale delle due forme è giusta, effigie o effige.
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Sono accettabili entrambe.
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La prima è più elegante, più vicina al latino effigies.
[17]
Nel caso di efficiente e efficente, il dizionario di Duro (l'autorevole Treccani ) autorizza la scelta, il DOP propende per la forma etimologica, con la i. Stessa cosa per la scelta tra sufficiente e sufficente. Nel caso di deficiente, invece il Treccani prevede solo la conservazione della i etimologica. Noi sappiamo che, di fatto, a volte viene tolta, del resto in analogia ai casi prima citati. Il DOP, con coerenza, avverte: Deficiente: meno bene deficente. Insomma, conservare la i è meglio. Anche il correttore automatico di Word preferisce, anzi impone, le forme con la i.
[18]
La petoniga
[19]
Allo studente Dario Galli di Canonica d'Adda ho in parte già risposto due settimane fa, discorrendo della strollica e della sabeta.
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Resta ancora una piccola coda a quelle osservazioni etimologiche.
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Dario Galli, infatti, si chiedeva quale fosse l’origine di petoniga, che nel suo dialetto equivale per significato a sabeta, cioè a donna chiacchierona e curiosa.
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Io credo che vada riconnesso al dialettale pettöùs pettegolezzo, da cui pettöusarìa cicaleccio (queste voci sono registrate dal Cherubini, l'ottocentesco dizionario del dialetto milanese, usato anche da Manzoni).
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All'origine del termine dialettale, così come dell'italiano pettegolo, pare ci sia proprio il... peto!
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Non sono rare le creazioni popolari che si basano su elementi così vistosamente corporei, quasi rabelaisiani (tanto per fare un paragone letterario).
[25]
Nella cultura popolare il peto è visto non tanto come un atto volgare, ma piuttosto come qualche cosa che viene fuori all'improvviso.
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Nel mondo contadino si dice infatti che il fungo è un peto della terra: in lombardo la vescia è pett o petton de loff, come se il lupo (loff) producesse simili risultati.
[27]
Le chiacchiere che vengono fuori copiose sono state dunque omologate al concetto popolare che si diceva.

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