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Formule (ahimè) attuali!

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1


[1]
L’ing.
[2]
Antonio Zambaldi di Verona mi interroga su due espressioni idiomatiche assai attuali, vista la ristrettezza delle risorse e considerati i problemi finanziari della nazione: essere al verde ed essere in bolletta.
[3]
Quest’ultima è espressione di origine settentrionale, attestata a partire dal sec.
[4]
XIX (la si trova spesso nelle poesie di Carlo Porta).
[5]
Secondo un’ipotesi attendibile, deriva dall’uso d’esporre pubblicamente la lista (bolletta) dei falliti.
[6]
Essere al verde, invece, è un’espressione di origine toscana.
[7]
Viene spiegata con riferimento al fatto che le candele, nella parte più bassa, erano colorate di verde.
[8]
Quando la fiamma arrivava in quella zona, la combustione era ormai alla fine, pare che la candela fosse utilizzata come segnatempo nelle aste, ad esempio per appaltare le tasse delle osterie da parte della Magistratura del sale di Firenze.
[9]
La difficile sequela
[10]
L’abbonato Alfredo Zampolini di Urbino ha notato che in scritti ecclesiastici si trova a volte la parola sequela, con un significato diverso da quello comune.
[11]
Nell’italiano di tutti i giorni sequela vale serie di fatti spiacevoli.
[12]
Nell’italiano del passato, sequela voleva dire conseguenza e anche seguito.
[13]
Quest’ultimo significato si trova ad esempio nel grande predicatore secentesco padre Ségneri, in espressioni del tipo chiamati alla sequela del Cristo.
[14]
L’uso religioso a cui il lettore si è riferito richiama certo questa nobile tradizione.
[15]
Ciò vita nuova a un arcaismo, ovviamente.
[16]
Ognuno è libero di condire la prosa con qualche parola antica, con la funzione di quelle erbe gustose le quali danno sapore alla minestra.
[17]
Basta non esagerare con gli aromi.
[18]
Il libriccino del birichino
[19]
Noris De Rocco di Monza (Milano) ha ragione.
[20]
Nella pagina di FC dedicata al Grande concorso d’inverno, quarta puntata, è sfuggito l’errore: metereologia al posto di meteorologia.
[21]
La lettrice se ne lamenta, osservando che in altri casi il giornale è molto pignolo, anche troppo, ad esempio quando persiste nella forma nulla che vedere.
[22]
Come la signora De Rocco già sa, ma come è sfuggito al signor Giuseppe Musicò di Genova, aver che fare, aver che vedere ecc. sono formule più antiche, tradizionali e solide rispetto alle equivalenti con l’a.
[23]
Queste ultime, però, sono oggi molto diffuse.
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Quanto all’altra domanda posta dalla signora Noris, sulla grafia di libriccino, devo confermare che la doppia c è più diffusa, anche per l’autorevole scelta di Manzoni nei Promessi sposi (cap. 18).
[25]
Libriccino, comunque, è attestato.
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Esiste anche librino, che Tommaseo volle inserire nel suo vocabolario.
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Quanto a birichino, autori che contano (Giusti, Collodi, Carducci, Pascoli) l’hanno scritto con una sola c, così come vuole il lettore.
[28]
Qualche illustre esempio contrario sarà frutto di disattenzione.

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