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Andare a capo con cautela

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data


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Per l'insegnante Domenica P. di Raiano (L'Aquila): come la lettrice dimostra di sapere già perfettamente, oggi nessuno condanna più l'a capo dopo l'apostrofo, fin di riga («l’/amico»).
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Tutte le fonti sono concordi, e non avrebbe senso tornare continuamente sull'argomento.
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Mi par di capire, però, che qualche collega ha criticato la decisione dell'insegnante Domenica di lasciare che i suoi allievi seguissero la norma or ora citata.
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Che cosa posso dire?
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O si va sempre in giro con la grammatica di Serianni (pesantissima) sotto il braccio, per dimostrare, codice alla mano, che si ha ragione, oppure (ed è meglio) si fa agli allievi un discorso del genere: cari ragazzi, in questi come in altri casi non basta aver ragione, perché i paleoconformisti (i quali non ammettono mai una possibilità alternativa a quella che hanno imparato quando loro stessi andavano a scuola) possono aggredirvi in maniera pericolosa.
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Quindi: andare a capo dopo l'apostrofo è giusto, ma, se potete, evitate di farlo quando i vostri elaborati devono essere letti e giudicati da sconosciuti.
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Si può essere un ex duce?
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Il dott.
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Adriano Gasabelli di Milano trova che sia un «pugno nello stomaco» l'espressione «la nipotina dell'ex duce» usata da certi telecronisti per indicare l'onorevole Mussolini.
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Si può essere un fu duce, non un ex duce, afferma il lettore. lo penso che tutto possa succedere, nel mondo degli ex.
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Si può essere persino un ex Mussolini; il duce ebbe tale appellativo anche prima di morire.
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Lo si ricava da questo passo del diario dell'ex ministro Bottai, alla data del 4 marzo 1944: «La radio di Londra non lo chiama, ormai, che l'ex Mussolini. Maligna, ma ben trovata. Nessuno più ex di lui, che fu socialista, antimilitarista, antilibico, antimonarchico, per essere successivamente tutto il contrario. Ora, terza serie, torna a certe primitive incarnazioni: di nuovo antimonarchico e di nuovo socialista. È un ex veramente complicato, che nessuna equazione potrebbe più risolvere».
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Ho rischiato la morte e la vita
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Per l'abbonato Domenico Rosa di Petrella Liri (L'Aquila).
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Si può dire, ovviamente, «ho rischiato la vita», ma non è scorretto dire «ho rischiato la morte».
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Il verbo rischiare, infatti, ha due significati: 1) mettere a repentaglio qualche cosa; 2) correre il pericolo di qualche cosa.
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Rechan Joshua Damìan, attualmente nel carcere di Opera (Milano), vorrebbe che io pubblicassi per intero la lunga preghiera in spagnolo Para los casos mas dificiles.
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Lo spazio a mia disposizione permette di pubblicarne solo l'incipit: «Ante ti vengo con toda la fe de mi alma a buscar consuelo en mi difícil situación...».
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«Ho chiesto al mio negoziante di fiducia se esista sistema di riciclaggio...»: è giusto esista?, chiede Andrea Agnello di Melegnano (Milano).
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, perché non c’è la certezza dell’esistenza di questo sistema.

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