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La grammatica trasformazionale

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column2


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«Che cosa è la grammatica generativa?», chiede Alessandra Marzola di Bassano del Grappa (Vicenza).
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La grammatica generativo-trasformazionale è stata elaborata dal linguista americano Noam A.
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Chomsky, ed è una delle più discusse novità degli ultimi anni.
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Essa fornisce una descrizione della lingua basata su princìpi radicalmente diversi da quelli propri della grammatica tradizionale, la quale è viceversa disciplina assai antica, nata con la speculazione greca e latina.
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Tanta terminologia (ad esempio struttura superficiale, struttura profonda, competenza ecc.) delle nuove grammatiche risale proprio a Chomsky.
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Va precisato che la grammatica generativa non è uno strumento normativo, ma una sofisticata forma di analisi, la quale cerca di evidenziare il funzionamento e le strutture della lingua.
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lo e te, tu e io, io e tu
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Luisa De Cesaris vuole sapere quale regola rende possibile l’esistenza di «lo e te», con te soggetto.
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È una questione che abbiamo toccato altre volte.
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Nella tradizione italiana classica (ad esempio in Boccaccio) la preferenza è accordata alla sequenza «tu e io», con io posposto e tu nella regolare forma di soggetto.
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Al di sotto della lingua letteraria, tuttavia, preme il te soggetto, caratteristico del toscano popolare, a volte accolto anche dagli scrittori (Collodi, Cassola).
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Tale forma determina una sorta di oscillazione della lingua, segno di una lotta in corso per la cancellazione di un residuo di declinazione latina (tu, ma di te, a te).
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La forma te per tu affiora in diversi casi: nelle esclamazioni (te beato, come nel tipo accusativo esclamativo latino), dopo come e quanto, in formule come «Contento te, contenti tutti, e anche dopo e, soprattutto nell'espressione io e te. In italiano esiste anche, ed è grammaticale (pur se vi è chi lo nega), la forma «io e tu», la quale ricorre fra l'altro in scrittori moderni, come Fogazzaro (Daniele Cortis, XVII: «E io e tu lo aiuteremo») e Pascoli (Il vecchio castagno, 791: «Speriamo, io e tu, che mi somigli»).
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Lingua del giornalismo
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Non si preoccupi, il signor Giuseppe di Monte San Giusto (Macerata).
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Le sue osservazioni all'arte" di Mario Casari apparso nel n.
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43 di FC 1993 sono e saranno da tutti noi intese nel senso giusto: come un apporto costruttivo per una migliore comprensione tra chi fa e chi legge il nostro giornale.
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La scrittura di Casari utilizza, è vero, a fini stilistici, un lessico che non è sempre quello della banale conversazione quotidiana: ecco i «comportamenti onvaghi» (è una parola di Monti, Foscolo, Pascoli e D'Annunzio), ecco consustanziale (usato in senso metaforico), ecco approcciare (parola moderna, dall'inglese to approach, ma ricollegabile l'approcciarsi dantesco), ecco spendita per spesa (tecnicismo burocratico, registrato e ben spiegato Felice-Duro).

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