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«Che cosa è la “grammatica generativa”?», chiede Alessandra Marzola di Bassano del Grappa (Vicenza). La grammatica generativo-trasformazionale è stata elaborata dal linguista americano Noam A. Chomsky, ed è una delle più discusse novità degli ultimi anni. Essa fornisce una descrizione della lingua basata su princìpi radicalmente diversi da quelli propri della grammatica tradizionale, la quale è viceversa disciplina assai antica, nata con la speculazione greca e latina. Tanta terminologia (ad esempio “struttura superficiale”, “struttura profonda”, “competenza” ecc.) delle nuove grammatiche risale proprio a Chomsky. Va precisato che la grammatica generativa non è uno strumento normativo, ma una sofisticata forma di analisi, la quale cerca di evidenziare il funzionamento e le strutture della lingua.
lo e te, tu e io, io e tu
Luisa De Cesaris vuole sapere quale regola rende possibile l’esistenza di «lo e te», con “te” soggetto. È una questione che abbiamo toccato altre volte. Nella tradizione italiana “classica” (ad esempio in Boccaccio) la preferenza è accordata alla sequenza «tu e io», con io posposto e tu nella regolare forma di soggetto. Al di sotto della lingua letteraria, tuttavia, preme il te soggetto, caratteristico del toscano popolare, a volte accolto anche dagli scrittori (Collodi, Cassola). Tale forma determina una sorta di oscillazione della lingua, segno di una lotta in corso per la cancellazione di un residuo di declinazione latina (tu, ma di te, a te). La forma te per tu affiora in diversi casi: nelle esclamazioni (“te beato”, come nel tipo accusativo esclamativo latino), dopo come e quanto, in formule come «Contento te, contenti tutti, e anche dopo e, soprattutto nell'espressione io e te. In italiano esiste anche, ed è grammaticale (pur se vi è chi lo nega), la forma «io e tu», la quale ricorre fra l'altro in scrittori moderni, come Fogazzaro (Daniele Cortis, XVII: «E io e tu lo aiuteremo») e Pascoli (Il vecchio castagno, 791: «Speriamo, io e tu, che mi somigli»).
Lingua del giornalismo
Non si preoccupi, il signor Giuseppe di Monte San Giusto (Macerata). Le sue osservazioni all'arte" di Mario Casari apparso nel n. 43 di FC 1993 sono e saranno da tutti noi intese nel senso giusto: come un apporto costruttivo per una migliore comprensione tra chi fa e chi legge il nostro giornale. La scrittura di Casari utilizza, è vero, a fini stilistici, un lessico che non è sempre quello della banale conversazione quotidiana: ecco i «comportamenti ondìvaghi» (è una parola di Monti, Foscolo, Pascoli e D'Annunzio), ecco consustanziale (usato in senso metaforico), ecco approcciare (parola moderna, dall'inglese to approach, ma ricollegabile l'approcciarsi dantesco), ecco spendita per “spesa” (tecnicismo burocratico, registrato e ben spiegato Felice-Duro).
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