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Il giovane studente Fabiano Filippin di Vajo (Pordenone) ha incontrato il verbo impaludarsi senso metaforico di “impegolarsi”, e si stupisce che i vocabolari non registrino simile traslato. In realtà Grande dizionario della lingua italiana della Utet (il “Battaglia") riporta il significato di “impegolarsi” “arrestarsi”, “procedere a stento”, proprio del verbo impaludarsi, citando esempi di Foscolo, Carducci, e infine Pavese: «Il discorso s'impaludò in un silenzio», Si tratta una forma piuttosto inusuale e abbastanza ricercata, un vero cultismo.
Vergogniamoci /vergognamoci
Francesco De Biase di San Martino di Finita (Cosenza) fa riferimento alla risposta da me data in un precedente fascicolo di FC sulla conservazione o abolizione della -i- nella desinenza della prima persona plurale del presente indicativo e del congiuntivo dei verbi in -gnare. Io ho ammesso l'esistenza della doppia forma (vergogniamo e vergognamo), e ho segnalato che la conservazione della i è caldeggiata da puristi e tradizionalisti. Il signor De Biase dice di non poter condividere la mia risposta, e le oppone quello che definisce un «ragionamento inoppugnabile»: i suffissi dei verbi, dice, non sono modificabili, e quindi -iamo deve restar tale. Detto ciò, il lettore chiede ancora il mio «autorevole parere». Veramente il parere l'ho già dato, e inoltre mi guarderò bene dall'oppugnare un ragionamento «inoppugnabile»! Mi limiterò a dire che la questione è stata dibattuta per anni. Già nel 1935 la grammatica di Trabalza e Allodoli citava diverse opinioni espresse da linguisti illustri. Secondo Diez, la i doveva cadere nel presente indicativo e permanere nel congiuntivo. Secondo Trombetti, non doveva cadere mai. Esistono anche alcune antiche attestazioni scritte senza la i. All'appello, risultano per la conservazione: Gabrielli, Battaglia-Pernicone, Satta, Serianni, invece, ammette la grafia senza i, e cita a sostegno l'autorevole Dop. Io ho ammesso la legittimità della doppia grafia — in una scheda grammaticale che sta nel vocabolario De Felice-Duro (Sei). Lo stesso ha fatto Pittano in Così si dice (Zanichelli). Insomma, nonostante la sicurezza del lettore, a me pare una questione da cui non si esce facilmente.
Concorso per diventare scrittori
Giulia Fagozzi di Torino, sedicenne, vorrebbe partecipare a un concorso del genere. Sono concorsi rari, ma a volte vengono organizzati. Se non ricordo male, il successo della Cardella cominciò proprio con un’iniziativa rivolta agli esordienti, secondo una formula inventata dalla casa editrice Mondadori. Non perdete le speranze, quindi, giovani aspiranti-scrittori. Attenti, però, a coloro che vogliono sfruttare le vostre ambizioni e vi chiedono denaro in cambio della pubblicazione.
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