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Annalisa Galli di Lonato (Brescia), leggendo Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga, ha incontrato forme che le sono parse strane. Prima forma: Verga dice «un casa del diavolo», con l'articolo maschile. La cosa - aggiungo io - fa De Marchi. Entrambi possono contare sull'autorità del dizionario di Tommaseo. Casa del diavolo, equivalente di inferno, baccano, demonio, veniva sentito come un tutt'uno, e indicato, appunto, con articolo maschile, non femminile (come sembra richiedere invece la parola “casa”, e come si usa oggi). Seconda forma: toglier commiato al posto di “prendere commiato”. Nell'italiano letterario “togliere” significa appunto “prendere”: toglier moglie non vuol dire “togliere la moglie di mezzo”, ma “prender moglie”. Ultima forma: «parlar col squinci e linci». Nell'italiano antico, squinci voleva dire qui, linci voleva dire là. La formula citata si riferisce dunque a un modo di parlare ricercato e affettato, ricco di parole inusuali.
Sé stesso e l'omosessuale
Marco Pesce di Albenga, lettore nuovo della nostra rivista, si stupisce perché vi ricorre sé stesso con l’accento. Non si tratta affatto di una svista. È una scelta ponderata. Già da molto tempo la redazione ha deciso di adottare sistematicamente questa forma grafica, che quasi tutti i grammatici ritengono più corretta di se stesso. Lo so che le memorie della scuola e l'abitudine possono far credere il contrario. FC, però, non ha paura di andare contro corrente. Quando fu adottata questa piccola riforma, molti lettori protestarono, e discutemmo ampiamente dell'argomento, fornendo precise spiegazioni. Ora non mi sembra più il caso di ritornare sull'argomento. Un'altra osservazione del signor Pesce è relativa a un'espressione presente in un articolo di G. Muraro comparso su FC. Vi si legge: «...coppie di omosessuali e di lesbiche...». È vero, come afferma il lettore, che gli omosessuali (parola composta di omòs “uguale” e sessuale) sono sia le donne che gli uomini, ed è vero che lesbiche (parola che si riferisce agli amori di Saffo, poetessa di Lesbo) è una ripetizione. Ma siamo proprio sicuri che sia ripetizione inutile? Alcuni lettori avrebbero corso il rischio di travisare il senso, senza quella precisazione.
Etimologia di bischero
Per Giorgio Massai di Prato (Firenze): non c'è una risposta convincente e definitiva sull'etimologia della parola bischero, parola che indica il legnetto infilato nel manico del violino per registrare le corde, e che nel toscano popolare vale “sciocco”, e anche “membro virile”. Devoto metteva bischero in relazione con bisca “tavolo da gioco”, e lo collegava alla serie becero, tanghero, piffero, ganghero. L'etimologia dal nome della famiglia fiorentina dei Bischeri, famosi per un affare sbagliato, è riportata dal Devoto-Oli.
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