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Nello Venturini di Roma e il dott. Luciano Nunziante di Trani (Bari) chiedono la completa normativa per andare a capo correttamente. Si veda l'esposizione fattane da R. Lesina nel Manuale di stile (Zanichelli), che tiene conto anche delle norme Uni del 1969, Si possono dividere quei gruppi vocalici che formano iato (e non dittongo), ma non sempre è facile individuarli, si è perciò diffusa la convenzione prudenziale di non separare gruppi vocalici. Sono legittime divisioni come pa-ù-ra, sì-a-no, re-a-liz-za-re, pri-o-ri, re-al-tà, ma chi ha dei dubbi divida pau-ra, sia-no, rea-liz-za-re, prio-ri, real-tà, così non correrà rischi. Chi vuol andare a fondo, tenga presente che secondo Battaglia-Pernicone non si ha dittongo: 1) quando nessuna delle vocali contigue è una i o una u; 2) quando, pur essendoci una i o una y, essa porta accento tonico; 3) in linea di massima, nei derivati da parole che hanno l'accento tonico su i e u (da vì-a viene vi-a-le); 4) nelle parole composte, in cui le due vocali continuano ad essere considerate separate (ri-a-pri-re, composta da ri e da a-pri-re); 5) in alcune parole in cui i è preceduta da r o da un gruppo consonantico con r (o-ri-en-te, a-tri-o, pa-tri-a).
Autodifese minime, con nota sul plurale
Ho fatto male a scrivere in FC 42 del 1993 «lettori tradizionalisti», come pensa Claudio Bigi di Cavriago (Reggio Emilia)? Avrei dovuto dire tradizionalistici? Ho usato il sostantivo tradizionalisti in funzione appositiva (così come avrei ben potuto dire “i lettori automobilisti”, non “automobilistici”). Tradizionalistico non si adatta alle persone, ma a concezioni, comportamenti. Lo stesso lettore mi chiede un'opinione sui plurali delle parole in -cia e -gia: la norma comune prevede -ce -ge quando la terminazione è preceduta da consonante. È la regola migliore, ma esistono pareri diversi, tant'è vero che sopravvivono grafie come ciliege e provincie.
Per Franco Onesti di Jesi: quando (FC n. 45 del 1993) ho usato lasciassero al posto di fossero lasciati, pensavo di aver fatto sfoggio di raffinatezza, visto che la scelta, in quel contesto, implicava una sottolineatura della potenziale accidentalità continuativa dell'evento. |,
L'etimologia di Ok
La professoressa Ilaria Serafini contesta l’etimologia di Ok da me proposta tempo fa, e dice di aver scoperto casualmente durante un soggiorno londinese l'etimologia vera «che quasi nessuno conosce»: Ok viene dalle iniziali di all correct. Ma per formulare tale ipotesi non occorreva andare a Londra (perché in Inghilterra, poi, visto che Ok è americano?). Bastava consultare un dizionario etimologico della lingua inglese, come The concise Oxford Dictionary of English Etymology. Sarebbe stato utile farlo, per verificare la presenza anche della mia ipotesi, diversa.
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