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Maarten Janssen, 2014-
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Da dove vennero i Gallo-italici del Sud?
Language column
Parlare e Scrivere
Author
Claudio Marazzini
Date
manca la data
more header data
[1]
Affascinante
il
tema
proposto
da
Nino
Trifilò
di
Messina
il
quale
,
richiamandosi
a
quanto
ho
detto
in
FC
n
.
[2]
34
del
1993
,
mi
chiede
da
dove
provengano
le
colonie
di
“
lombardi
”
che
sono
che
sono
state
rintracciate
nell'
Italia
meridionale
.
[3]
Non
ci
sono
notizie
storiche
precise
su
queste
popolazioni
,
che
si
pensa
siano
discese
verso
Sud
nei
sec
.
[4]
XII-XIII
(
né
si
sa
perché
lo
abbiano
fatto
)
.
[5]
Solo
tracce
linguistiche
hanno
permesso
di
identificarne
con
certezza
l'
origine
.
[6]
La
prima
notizia
della
loro
esistenza
fu
data
nel
1857
da
Lionardo
Vigo
,
nella
sua
Raccolta
di
canti
popolari
siciliani
:
«
In
alcuni
paesi
(
della
Sicilia
)
»
,
scriveva
Vigo
,
«
usasi
un
linguaggio
che
ha
molto
del
gallico
,
ma
che
in
fatto
non
lo
è
.
.
.
io
credo
che
sia
proveniente
dalle
altre
regioni
italiane
»
.
[7]
Più
tardi
i
linguisti
delimitarono
con
precisione
il
focolare
gallo-italico
di
Sicilia
:
Piazza
Armerina
,
Aidone
,
San
Fratello
,
Novara
di
S
.
[8]
Nicosia
,
Sperlinga
;
e
ancora
ne
restano
tracce
a
Bronte
,
Buccheri
,
Corleone
,
Maletto
,
Montalbano
,
Randazzo
,
Roccella
Valdemone
.
[9]
Si
è
parlato
di
un'
origine
piemontese
,
emiliana
,
novarese-ticinese
,
ligure-piemontese
.
[10]
Il
grande
linguista
Gerhard
Rohlfs
ha
scoperto
un
gruppo
di
parole
gallo-italiche
in
Basilicata
,
a
Tito
,
Picerno
,
Pignola
e
Potenza
(
nei
vecchi
quartieri
popolari
)
.
[11]
Nel
1937
il
medesimo
studioso
trovò
un'
altra
isola
linguistica
del
genere
a
Rivello
,
sul
golfo
di
Policastro
.
[12]
Abito
vicino
(
a
)
Milano
[13]
È
lecito-
chiede
Renzo
Ubezio
di
Monza
-
omette-
re
quella
a
?
[14]
Farlo
significa
adattarsi
ad
un
uso
regionale
«
che
è
meglio
non
seguire
»
,
come
scriveva
Gabrielli
,
anche
se
non
mancano
attestazioni
scritte
di
tale
costrutto
.
[15]
Nella
tradizione
illustre
della
lingua
letteraria
italiana
vicino
è
stato
sempre
seguito
dal
genitivo
o
dal
dativo
,
da
di
o
da
a
.
[16]
Nel
Trecento
era
infatti
comune
scrivere
«
vicin
di
Pavia
»
.
[17]
Poi
prevalse
l’
a
,
tutt'
ora
vivo
e
raccomandato
dai
grammatici
:
il
punto
di
riferimento
relativo
a
vicino
è
«
un
complemento
introdotto
dalla
prep
.
a
o
con
una
forma
pronominale
di
dativo
»
,
si
legge
nel
vocabolario
DeFelice
-
Duro
della
Sei
.
[18]
Credo
che
l'
affermarsi
recente
di
vicino
senza
preposizione
(
“
vicino
casa
”
)
sia
stato
favorito
dall'
instaurarsi
di
un'
analogia
con
presso
.
[19]
I
l
“
tè
”
o
i
l
“
the'
”
?
[20]
Si
potrebbe
fare
a
meno
di
quella
h
,
che
risale
semplicemente
all'
influenza
della
grafia
francese
t
hé
,
e
tuttavia
ci
aiuta
a
ricordare
che
questa
parola
è
pur
sempre
un
esotismo
.
[21]
Certo
l'
influenza
del
francese
è
antica
:
in
una
lettera
privata
,
Magalotti
scriveva
persino
theier
a
(
fr
.
théière
)
.
[22]
Si
noti
che
all'
origine
,
nel
Cinquecento
,
non
arrivò
per
primo
da
noi
il
tè
,
ma
il
cià
(
questa
la
forma
usata
dal
viaggiatore
fiorentino
Sassetti
)
.
[23]
Si
trattava
comunque
della
stessa
bevanda
.
[24]
La
risposta
è
ancora
per
il
signor
Ubezio
.
[25]
Per
Mil
ena
Zaffaroni
di
Roma
,
che
vuole
frequentare
circoli
letterati
romani
:
la
capitale
offre
tale
ricchezza
culturale
da
assicurare
un
impegno
a
tempo
pieno
per
chi
voglia
seguire
tutte
le
iniziative
.
[26]
Penso
alle
università
,
alle
accademie
,
alle
conferenze
.
[27]
Basta
scorrere
le
pagine
di
un
qualunque
quotidiano
della
città
.
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