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Da dove vennero i Gallo-italici del Sud?

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data


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Affascinante il tema proposto da Nino Trifilò di Messina il quale, richiamandosi a quanto ho detto in FC n.
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34 del 1993, mi chiede da dove provengano le colonie di lombardi che sono che sono state rintracciate nell'Italia meridionale.
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Non ci sono notizie storiche precise su queste popolazioni, che si pensa siano discese verso Sud nei sec.
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XII-XIII ( si sa perché lo abbiano fatto).
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Solo tracce linguistiche hanno permesso di identificarne con certezza l'origine.
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La prima notizia della loro esistenza fu data nel 1857 da Lionardo Vigo, nella sua Raccolta di canti popolari siciliani: «In alcuni paesi (della Sicilia)», scriveva Vigo, «usasi un linguaggio che ha molto del gallico, ma che in fatto non lo è... io credo che sia proveniente dalle altre regioni italiane».
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Più tardi i linguisti delimitarono con precisione il focolare gallo-italico di Sicilia: Piazza Armerina, Aidone, San Fratello, Novara di S.
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Nicosia, Sperlinga; e ancora ne restano tracce a Bronte, Buccheri, Corleone, Maletto, Montalbano, Randazzo, Roccella Valdemone.
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Si è parlato di un'origine piemontese, emiliana, novarese-ticinese, ligure-piemontese.
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Il grande linguista Gerhard Rohlfs ha scoperto un gruppo di parole gallo-italiche in Basilicata, a Tito, Picerno, Pignola e Potenza (nei vecchi quartieri popolari).
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Nel 1937 il medesimo studioso trovò un'altra isola linguistica del genere a Rivello, sul golfo di Policastro.
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Abito vicino (a) Milano
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È lecito- chiede Renzo Ubezio di Monza - omette- re quella a?
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Farlo significa adattarsi ad un uso regionale «che è meglio non seguire», come scriveva Gabrielli, anche se non mancano attestazioni scritte di tale costrutto.
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Nella tradizione illustre della lingua letteraria italiana vicino è stato sempre seguito dal genitivo o dal dativo, da di o da a.
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Nel Trecento era infatti comune scrivere «vicin di Pavia».
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Poi prevalse l’a, tutt'ora vivo e raccomandato dai grammatici: il punto di riferimento relativo a vicino è «un complemento introdotto dalla prep. a o con una forma pronominale di dativo», si legge nel vocabolario DeFelice - Duro della Sei.
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Credo che l'affermarsi recente di vicino senza preposizione (vicino casa) sia stato favorito dall'instaurarsi di un'analogia con presso.
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Il o il the'?
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Si potrebbe fare a meno di quella h, che risale semplicemente all'influenza della grafia francese t, e tuttavia ci aiuta a ricordare che questa parola è pur sempre un esotismo.
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Certo l'influenza del francese è antica: in una lettera privata, Magalotti scriveva persino theiera (fr. théière).
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Si noti che all'origine, nel Cinquecento, non arrivò per primo da noi il , ma il cià (questa la forma usata dal viaggiatore fiorentino Sassetti).
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Si trattava comunque della stessa bevanda.
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La risposta è ancora per il signor Ubezio.
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Per Milena Zaffaroni di Roma, che vuole frequentare circoli letterati romani: la capitale offre tale ricchezza culturale da assicurare un impegno a tempo pieno per chi voglia seguire tutte le iniziative.
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Penso alle università, alle accademie, alle conferenze.
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Basta scorrere le pagine di un qualunque quotidiano della città.

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