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Liberismo e dirigismo linguistico

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data


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Giuseppe Orsello, appassionato di problemi linguistici e ortografici (anche per motivi professionali, in quanto correttore di bozze presso l'ufficio pubblicazioni della Comunità europea), mi scrive dal Lussemburgo, intervenendo ancora sulla più volte dibattuta questione dell'articolo da porre davanti a swatch. Su questo tema è ormai inutile ritornare, perché abbiamo detto tutto quanto c'era da dire. Il lettore affronta tuttavia un altro argomento interessante e solleticante: se ci si debba affidare al prevalere dell'uso, assecondando una sorta di legge del più forte" che vige anche nella lingua, o se viceversa accademie e ministeri abbiano il dovere di intervenire per dirigere e guidare i parlanti, Invito voi tutti a meditare su questo delicato tema: vi invito insomma a partecipare ad un vero e proprio sondaggio di opinioni. Scrivetemi manifestando ampiamente il vostro pensiero sul tema proposto dal sig. Orsello.

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Istàmbul o Istambùl

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Ed ecco un’occasione per applicare subito il dirigismo o il liberismo linguistico: Mario Frizzierio di Venezia (anche questo lettore è correttore di bozze, se non ricordo male) vuole il mio parere sull’accento esatto della parola Istambul. Il lettore vorrebbe scrivere alla Rai una lettera di diffida, basata sul mio parere. Diffida da che cosa? Dalle oscillazioni dell’accento, ovviamente! Nella fattispecie, credo proprio di non poter assecondare una scelta assolutamente univoca. La pronuncia degli italiani conosce tutte e tre le varianti possibili: piana, tronca, sdrucciola. Piana è la pronuncia coerente con il turco: Istàmbul. Tronca è la pronuncia coerente con la nostra antica tradizione, che vuole così i nomi barbari o semplicemente stranieri (Dante usò infatti Semiramìs, Boccaccio usò Decadmeròn). Sdrucciola è la pronuncia ipercorretta, secondo la tendenza dei meno colti, che arretrano l’accento nelle parole che paiono loro misteriose: io abito in via Tofàne, e sono costretto a sopportare continuamente le Tòfane. A parte questa ipercorrezione, la lettura tronca e quella piana sono rispettivamente frutto di due diversi princìpi: a) adattamento alle antiche regole della nostra tradizione; b) conservazione della forma esotica originale. Io preferisco la soluzione a), ma non ritengo che questa mia scelta abbia valore assoluto, e anzi vedo oggi prevalere semmai il tipo b). Non vorrei che alla fine quelli della Rai, spaventati dalla diffida del signor Frizziero, ritornassero alle denominazioni di Costantinopoli o Bisanzio.

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Il tipo predicale in -acco

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Un gruppo di pensionati friulani vorrebbe conoscere l’origine di una serie di toponimi in -acco della zona di Udine: Laipacco, Lauzacco, Tavagnacco, Pagnacco, Moimacco ecc. Si tratta, secondo la spiegazione corrente tra gli studiosi, di una serie di nomi prediali, ovvero di nomi legati al possesso di una proprietà fondiaria (praedium significa podere), espressa dalla combinazione di un antroponimo con il suffisso -acco. Pagnacco sarebbe dunque la terra di Panius, Moimacco la terra di Mummis (si tratta ovviamente di antroponimi latini).


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