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I tre Magi diventano Re

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Datemanca la data


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Vincenzo Martinez di Palermo mi ha scritto una bella e spiritosa lettera (che non posso pubblicare per ragioni di spazio), nella quale se la prende tra l'altro con lo Zingarelli, colpevole di aver accreditato la bugia della regalità dei Magi (chi erano in realtà? Forse sapienti, sacerdoti, indovini, o maghi, appunto). A prescindere dal fatto che il recentissimo Zingarelli 1994 ha corretto il tiro («I re magi, sapienti, poi fatti re dalla tradizione...»), non mi pare davvero il caso di scandalizzarsi e di dubitare per così poco della moralità dei vocabolari. A differenza di certi politici (sto seguendo - si badi - un paragone proposto dal lettore), i lessicografi sbagliano sempre in buona fede, non ricevono tangenti, e correggono con amore le edizioni successive delle loro opere. Ma poi, perché prendersela tanto per i Magi promossi re, anche se non lo erano? Certo, Matteo 2,1 è chiarissimo: Magi ab oriente venerunt...; gli incauti chiacchierarono troppo sullo scopo del viaggio, tanto che Erode sospettoso li convocò: clam vocatis magis..., dice il Vangelo. Una convocazione senza tanti complimenti, imposta da un semi-re a viaggiatori che certo non erano suoi pari. Quando e perché i tre Magi furono incoronati? La fonte più antica che tale versione è uno degli apocrifi, il Vangelo dell'infanzia armeno. Si suppone risalga al V secolo. Qui, per la prima volta, Melkon è re dei Persiani, Balthasar re dell'India, Gaspar re degli Arabi: una comitiva da far tremare il povero Erode! Ma il Vangelo armeno, tratto da una copia manoscritta conservata nell'Isola Armeni presso Venezia, è stato conosciuto in Italia o nel sec. XIX. Da centinaia d'anni la nostra tradizione già celebrava la regalità dei Magi, nota al popolo attraverso misteriosi canali, di cui ci sfuggono rami e azioni. «Noi siamo i tre Re / vegnudi tutti tre / vegnudi dall'Oriente / per adorar Gesù...», come dice un noto popolare veneto.

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Dove viene quel "barbone"?

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Il maestro di musica Giorgio Stanghellini di Castel d’Azzano (Verona) mi interroga sull'origine della particolare accezione del termine barbone nel senso di vagabondo. È un significato prettamente novecentesco, che Migliorini e lo scrittore Gadda giudicarono di provenienza milanese. Già nel '500, comunque, la parola aveva significato spregiativo (seppure in un senso diverso): «Sgherri, barbon, gente bestiale», scriveva Berni.

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Riviste letterarie

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Non ho ben capito se la lettrice Maria vuol avere indicazioni su riviste letterarie di taglio universitario, come Lettere italiane, Il Giornale storico della letteratura italiana, Italianistica, La rassegna della letteratura italiana, oppure desidera seguire le novità della narrativa e della poesia. In questo secondo caso, ottima soluzione sono i supplementi letterari pubblicati settimanalmente da molti giornali quotidiani. Ad esempio, con La Stampa, il sabato, c'è Tuttolibri.

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Ringrazio Clara Bombaci Vivaldi di Sirmione sul Garda, pittrice, che mi ha inviato in omaggio il suo delicato libro di poesie Atomi di sole.


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