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Il “carattere” e il “temperamento”

Language columnParlare e Scrivere
AuthorClaudio Marazzini
Date 29 dicembre 1993
NewspaperFamiglia Cristiana
Publication placeTorino
Publication countryItalia
Page[…]
Column1


[1]
Quale differenza passa tra questi due concetti?
[2]
È la questione posta dal dott.
[3]
Vittorio Moro di Firenze.
[4]
Premesso che oggi si è instaurata una sostanziale sinonimia, mi ricollegherò al significato etimologico dei due termini.
[5]
Carattere viene dal greco charaktèr, che vuol dire impronta (su monete, sigilli).
[6]
Tommaseo diceva che il carattere è l’«impressione» (nel senso di stampo) che «la natura e gli abiti (dal latino habitus) e gli affetti e i pensieri stampano nell’anima o nelle azioni dell’uomo».
[7]
Il temperamento, invece, dal latino temperamentum mescolanza, si riallaccia ad un’antica concezione della medicina: sarebbe «quella temperie d’umori che fanno l’uomo essere tale o tal altro quanto allo stato del corpo, e anco a certe disposizioni e sentimenti dell’animo».
[8]
La motivazione fisica prevale dunque in questo caso su quella morale.
[9]
Oggi tale sottile ed elegante distinzione si è in gran parte perduta, ma il temperamento mi pare pur sempre uno stimolo contingente, meno profondo, più superficiale e immediato del carattere.
[10]
Di sabato in sabato
[11]
Il signor Arturo Santioli, con cui (ricorderete) ho avuto modo di discorrere a proposito del sabato (FC n. 40), mi ha scritto per dichiarare la fonte dell’etimologia della parola francese samedi, da lui attribuita a septima dies: il lettore, ahimè, ha prestato fede al Vocbolario etimologico di Ottorino Pianigiani, una vecchia opera non aggiornata, superata dalla produzione successiva.
[12]
È probabile che all’utente della ristampa moderna (Fratelli Letizia editori) sia sfuggito che il testo del Pinigiani risale al 1901.
[13]
Perché non acquistare un nuovo vocabolario etimologico davvero adeguato e affidabile?
[14]
Posso suggerire il DELI di Cortelazzo-Zolli (Zanichelli), o il maneggevole Avviamento alla etimologia italiana di Devoto (Oscar studio Mondadori).
[15]
Per l’etimologia del francese samedi, io ho preferito far riferimento a un ottimo testo, ovviamente francese, il Nouveau dictionnaire étymologique et historique di Dauzat Dubois Mitterand, edito da Larousse (Parigi).
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Quanto al problema dell’ultimo giorno della settimana (questione che interessa anche Edoardo Ferrarese di Roma), anziché tornare a dir la mia sull’argomento, mi limiterò a riportare la definizione del sabato data da due recentissimi e autorevoli vocabolari.
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Zingarelli 1994 (Zanichelli): «Sesto giorno della settimana civile, settimo di quella liturgica»; De Felice Duro (SEI): «Sesto giorno della settimana (ma settimo, festivo e consacrato da Dio e di assoluto riposo, nella settimana ebraica e nella tradizione israelitica)».
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Come vedete questi vocabolari non mi danno torto.
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La linea di affilo
[20]
Un misterioso castello, di fronte al quale Tommaso Ferretti di Genova si è soffermato a meditare, avverte: «Zona di affillo».
[21]
Tra i tecnicismi della caccia esiste la linea di affilo, la linea costante di volo tenuta dagli uccelli di passo sopra un determinato terreno.
[22]
Però il mio affilo ha una sola l, e quindi non sono certo di aver indovinato: anzi, non mi resta che far appello all’ente che ha fatto porre quei misteriosi cartelli-indovinelli.

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