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Quale differenza passa tra questi due concetti? È la questione posta dal dott. Vittorio Moro di Firenze. Premesso che oggi si è instaurata una sostanziale sinonimia, mi ricollegherò al significato etimologico dei due termini. Carattere viene dal greco charaktèr, che vuol dire “impronta (su monete, sigilli)”. Tommaseo diceva che il carattere è l’«impressione» (nel senso di “stampo”) che «la natura e gli abiti (dal latino habitus) e gli affetti e i pensieri stampano nell’anima o nelle azioni dell’uomo». Il temperamento, invece, dal latino temperamentum “mescolanza”, si riallaccia ad un’antica concezione della medicina: sarebbe «quella temperie d’umori che fanno l’uomo essere tale o tal altro quanto allo stato del corpo, e anco a certe disposizioni e sentimenti dell’animo». La motivazione fisica prevale dunque in questo caso su quella morale. Oggi tale sottile ed elegante distinzione si è in gran parte perduta, ma il “temperamento” mi pare pur sempre uno stimolo contingente, meno profondo, più superficiale e immediato del “carattere”.
Di sabato in sabato
Il signor Arturo Santioli, con cui (ricorderete) ho avuto modo di discorrere a proposito del “sabato” (FC n. 40), mi ha scritto per dichiarare la fonte dell’etimologia della parola francese samedi, da lui attribuita a septima dies: il lettore, ahimè, ha prestato fede al Vocbolario etimologico di Ottorino Pianigiani, una vecchia opera non aggiornata, superata dalla produzione successiva. È probabile che all’utente della ristampa moderna (Fratelli Letizia editori) sia sfuggito che il testo del Pinigiani risale al 1901. Perché non acquistare un nuovo vocabolario etimologico davvero adeguato e affidabile? Posso suggerire il DELI di Cortelazzo-Zolli (Zanichelli), o il maneggevole Avviamento alla etimologia italiana di Devoto (“Oscar studio” Mondadori). Per l’etimologia del francese samedi, io ho preferito far riferimento a un ottimo testo, ovviamente francese, il Nouveau dictionnaire étymologique et historique di Dauzat – Dubois – Mitterand, edito da Larousse (Parigi). Quanto al problema dell’ultimo giorno della settimana (questione che interessa anche Edoardo Ferrarese di Roma), anziché tornare a dir la mia sull’argomento, mi limiterò a riportare la definizione del “sabato” data da due recentissimi e autorevoli vocabolari. Zingarelli 1994 (Zanichelli): «Sesto giorno della settimana civile, settimo di quella liturgica»; De Felice – Duro (SEI): «Sesto giorno della settimana (ma settimo, festivo e consacrato da Dio e di assoluto riposo, nella settimana ebraica e nella tradizione israelitica)». Come vedete questi vocabolari non mi danno torto.
La “linea di affilo”
Un misterioso castello, di fronte al quale Tommaso Ferretti di Genova si è soffermato a meditare, avverte: «Zona di affillo». Tra i tecnicismi della caccia esiste la linea di affilo, la linea costante di volo tenuta dagli uccelli di passo sopra un determinato terreno. Però il mio affilo ha una sola l, e quindi non sono certo di aver indovinato: anzi, non mi resta che far appello all’ente che ha fatto porre quei misteriosi cartelli-indovinelli.
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