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Curiosa prepotenza nei numeri: càpita di leggere o di udire che «la ragazza ha due mani e due occhi bellissimi»; sembra di essere Pierino a lezione di aritmetica: quasi quasi si attende che una maestra ci chieda: «Quanto fa in totale?». Quei due dovrebbe ovviamente essere tralasciati. Un esempio del tutto opposto venne offerto tempo fa da un giornale in un vistoso titolo: «Attentati con bombo in Tunisia. Una inglese ha perso il piede. Colpite quattro turiste inglesi, una delle quali ha dovuto subire l’amputazione del piede». D’accordo, il lettore non va subito a pensare che la poveretta avesse un piede solo, magari avendo perduto l’altro in un precedente attentato, visto che oggi fatti di questo genere sono più frequenti degli acquazzoni e dei telegiornali, tanto che se continua così sì andrà verso un’umanità fatta di zoppi e di monchi, se non di fantasmi; d’accordo, dicevo, il lettore non pensa a una turista monopiede che gira il mondo saltellando su quello residuo, tuttavia nel caso citato dal giornale quel piede solitario lascia un tantino perplessi. Appare invece logico, accettabilissimo il singolare in altre frasi, per esempio: «Allungò il piede e schiacciò il mozzicone acceso», oppure: «Alzò la mano e la agitò in un vivace gesto di saluto»; tutto bene: non si schiacciano i mozziconi con ambedue i piedi contemporaneamente e di solito basta una mano sola sfarfallante sopra la testa per dire addio e bentornato.
Accordi
Una spinosa questione sul femminile è posta dalla lettrice Lina Ferrari di Milano: è sempre obbligatorio il maschile del predicato plurale, nel participio passato, quando dipende da più soggetti di genere diverso? Non nascono dubbi in casi come questo: «Mia moglia, mia sorella, mia cugina ed io siamo andati al cinema»; e anche se abbiamo una donna che parla: «Mio marito, mia sorella, mia cugina ed io» grammatica vorrebbe che si concludesse dicendo «siamo andati al cinema»: quel prepotentone di un marito predomina e impone il maschile. La grammatica si mostra più tollerante quando è in gioco l’accordo di un aggettivo con più soggetti di genere diverso: «Libri e riviste molto noiose», si ammette cioè, per la vicinanza del sostantivo femminile, lo sesso genere anche per l’aggettivo; bisogna tuttavia fare attenzione perché i può suscitare un dubbio giustificato: nella frase citato annoiano tanto i libri quanto le riviste o solo queste ultime?
Diavolessa
«Tutti d’accordo su contessa, baronessa, principessa; qualcuno vorrebbe dottora e professora invece di dottoressa e professoressa: ma che dice il curatore di codesta rubrica di diavolessa?». G. Rossi, Firenze. Non dico nulla, cerco di girare al largo perché la diavolessa, stando almeno ai dizionari, è un tipino pericoloso. Altro discorso dobbiamo fare trovandoci davanti una buona diavola o addirittura una povera diavola: qui il significato è benevolo. Non parliamo poi del pollo alla diavola che solitamente la maggior parte accoglie col più cordiale sorriso.
Inglese e latino
«Ho trovato in un testo inglese il verbo to parse col significato di «fare l’analisi logica o grammaticale»: il vocabolo mi ha incuriosito, mi chiede quale possa essere la sua origine». Carlo T., Milano. È una delle tante parole inglesi discese dal latino: la pars orationis è per i grammatici la parte del discorso: forse attraverso l’antico francese, pars ha fatto nascere to parse: è questo un altro segno, conclude l’etimologo Eric Partridge, dell’influsso del latino sulla grammatica inglese.
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