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Maarten Janssen, 2014-
Sentence view
Impronte
Language column
Parlare e Scrivere
Author
Claudio Marazzini
Date
10
gennaio
1990
more header data
[1]
Con
la
locuzione
all'
impronta
,
che
vale
“
improvvisando
lì
per
lì
”
,
l'
impronta
digitale
proprio
non
c'
entra
,
bisogna
invece
,
rispondo
al
lettore
Carlo
S
.
di
Foggia
,
risalire
al
latino
in
prom
tu
,
“
sottomano
,
a
portata
di
mano
"
(
incrociato
con
l'
italiano
pronta
,
aggiunge
il
Devoto
a
cui
gli
“
incroci
”
piacevano
molto
,
tanto
che
li
vedeva
quasi
dappertutto
)
.
L'
impronta
(
in
antico
imprenta
)
,
per
esempio
appunto
la
digitale
,
è
un
derivato
del
verbo
italiano
improntare
(
anticamente
imprentare
)
da
un
latino
parlato
imprimitare
,
a
sua
volta
dal
classico
imprimere
.
È
probabile
che
imprentare
,
e
quindi
improntare
,
sia
arrivato
a
noi
attraverso
il
francese
empreindre
,
“
imprimere
”
(
anch'
esso
dal
latino
imprimitare
)
;
dal
participio
passato
empreint
i
francesi
hanno
fatto
empreinte
,
“
impronta
”
.
Tornando
ora
alla
nostra
locuzione
all'
impronta
,
notiamo
che
esiste
anche
la
forma
all'
im
p
ront
o
,
sempre
col
significato
di
“
in
modo
estemporaneo
,
lì
per
lì
,
a
prima
vista
”
.
Anche
qui
qualcuno
vede
un
passaggio
attraverso
il
francese
:
si
tratterebbe
della
voce
impromptu
(
naturalmente
anch'
essa
dal
latino
in
promptu
)
che
significa
“
improvvisato
,
estemporaneo
”
e
che
,
sviluppatasi
in
sostantivo
maschile
,
ha
poi
assunto
il
valore
di
“
improvvisazione
musicale
o
poetica
"
,
nonché
di
“
commedia
a
soggetto
”
;
nel
campo
musicale
noi
abbiamo
l'
“
improvviso
”
:
“
gli
improvvisi
di
Chopin
”
.
Non
dimentichiamo
che
in
italiano
c'
è
anche
l'
aggettivo
impronto
che
vale
“
insistente
e
indiscreto
nel
chiedere
”
:
«
Audace
e
impronto
domandatore
»
,
scrive
il
Carducci
,
Giustamente
Bruno
Migliorini
spiega
che
dalla
facile
disponibilità
,
dall'
avere
sottomano
(
vedi
il
citato
latino
in
promptu
)
ciò
che
si
vuole
è
breve
il
passo
per
arrivare
all'
ardire
sfacciato
,
a
quella
che
chiamiamo
improntitudine
.
E
ora
la
smetto
con
l'
impronta
,
per
non
attirarmi
la
giusta
accusa
di
impronto
nell'
abusare
della
pazienza
dei
lettori
.
[2]
Bello
[3]
«
I
più
bei
sapori
»
legge
G
.
[4]
Rossi
di
Roma
su
una
pubblicazione
e
chiede
:
ma
un
sapore
può
essere
“
bello
”
?
[5]
Qui
dobbiamo
pensare
che
l'
aggettivo
bello
può
coinvolgere
molti
concetti
e
che
il
suo
campo
d'
azione
è
immenso
,
per
esempio
,
il
Boccaccio
ci
parla
di
«
una
bella
cena
»
:
certo
belli
potevano
anche
essere
i
commensali
e
le
commensali
,
tuttavia
noi
diciamo
tranquillamente
:
«
Ieri
abbiamo
fatto
una
bella
mangiata
»
ripensando
esclusivamente
a
ciò
che
c'
era
sulla
tavola
,
nei
piatti
che
si
susseguivano
.
[6]
Qualcuno
dice
anche
che
«
il
tale
è
proprio
un
bel
furbo
»
;
e
tutti
«
a
un
bel
momento
»
dobbiamo
prenderci
le
nostre
magari
“
belle
”
responsabilità
.
[7]
C'
è
spesso
nell'
aggettivo
il
valore
della
quantità
,
dell'
abbondanza
,
sì
che
assume
il
senso
di
“
grande
”
,
di
“
notevole
"
:
una
“
bella
somma
”
,
“
fa
un
bel
caldo
"
;
e
a
volte
c'
è
perfino
il
significato
di
“
decisivo
”
,
come
nel
“
bel
momento
”
che
abbiamo
visto
sopra
.
Così
appare
che
belli
non
sono
solo
gli
occhi
di
una
fanciulla
sognante
;
anche
i
sapori
possono
avere
il
loro
posto
adeguato
nel
vasto
regno
della
bellezza
;
un
“
bel
sapore
”
vorrebbe
probabilmente
suggerirci
che
si
distingue
perché
è
vigoroso
,
sano
,
buono
,
piacevole
.
Non
ci
resta
che
assaggiare
.
[8]
Mazurca
[9]
«
La
mazurca
va
scritta
con
la
k
(
mazurka
)
o
va
bene
con
la
c
?
»
.
[10]
È
la
domanda
di
Maria
Parodi
di
Genova
.
[11]
Scriviamola
tranquillamente
con
la
nostrana
c
,
visto
che
ne
abbiamo
fatto
parola
della
lingua
italiana
:
dal
polacco
ma
zurek
,
“
della
provincia
di
Mazuria
"
;
e
ovviamente
scriveremo
,
al
plurale
,
mazurche
;
lasciamo
pure
la
mazurka
alle
lingue
ricche
di
k
,
come
per
esempio
l'
incalzante
inglese
.
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